345 – Piero Tognarelli

“Metamorfosi”

 

Dal 10 al 27 Marzo 2002

Orario: Feriali: 21/23; Festivi: 10,30/12,30 – 17/19 (chiuso lun.)

La pittura di Piero Tognarelli
Un viaggio nell’anima

L’importanza della pittura di Piero Tognarelli risiede nell’ immediatezza non tanto dell ‘ interpretazione estetica in senso proprio, quanto nell’ impianto emozionale che fluisce già dal primo sguardo. La più alta conquista per un artista sta nel rendere accessibile la complessità della propria forma espressiva. Come nelle poesie Haiku, il limite metrico determina l’apertura di un tutto descrittivo, così lo spazio fisico della tela si impregna di rapporti crollatici capaci di generare un’infinità di mondi dove lo spettatore viene coinvolto in un’oscillare che muove dal particolare al tutto per tornare poi ad altri particolari che creano continue e sempre nuove interpretazioni. L’interiorizzazione di questo percorso porta l’ individuo ad un rapporto costruttivo tra se e l’ opera. Da tale confronto scaturisce un vissuto individuale in cui ci si sorprende di come prendano forma, attraverso luminosi o stridenti confronti, contrasti nel colore, le proprie rappresentazioni immaginative, simboliche, ed anche oniriche. Così chi osserva ritrova nell’ opera parti inesplorate di se stesso che l’ autore, libero da ogni volontà formale di rappresentazione realistica, fa affiorare col tramite della sua arte. “Io creo il mio mondo”, dice Husserl nella sua fenomenologia, così avviene per l’ opera di Piero Tognarelli. Ogni quadro è un mondo chiuso a se stante, e tuttavia disvela una illimitata potenzialità di chiavi di lettura a chi osserva. Ciò che è al di là di una finestra sussiste solo per colui che vi si affaccia; allo stesso modo ogni tela dell’ artista prende vita nell’ animo dello spettatore: movimento e colore esprimono un mondo incalzante che vuol trovare spazio e luce propri, creando un non-luogo, dove ciascuno può liberamente attingere ad emozioni profonde, libere da vincoli spazio temporali, da forme preconcette e per questo più autentiche.

Matteo Borri

Piero Tognarelli

Dentro il suo studio scambiamo qualche battuta veloce sulla “pittura”; mi dice che per lui è come una “linfa vitale” e credo lo si veda. I colori sembrano scivolare sulla tela in un gioco di pieni e vuoti che pur nel loro essere astratti, lasciano intravedere scene di realtà. La schiena di una donna ricurva, il profilo di un paesaggio, uno specchio d’ acqua; segni e colori che si interrogano in un vivace contrappunto musicale. In ogni quadro è esplicita la volontà di usare linee e colori in maniera antinaturalistica, è per questo forse che Tognarelli si chiede sempre “sarà troppo banale così?”. Egli, mi dice, non ama la pittura costruita, quella dove si vede il “mestiere”, dov’è troppo palese l’intenzione verso forme piacenti. Le linee non sono più dunque solo contorno ed i colori non più mero riempimento di spazi già delimitati; entrambi sembrano elementi ben definiti, separati l’uno dall’altro, ma che, ad un tratto, si ricompongono in un comune “paesaggio espressivo”. E’ indubbio che Tognarelli possegga un grande istinto… cromatico, una particolare sensibilità verso il colore, il tutto reso ancor più evidente dalla grande quantità di tecniche che egli adopera per preparare la superficie della tela. Tecniche che creano, attraverso parti in leggero rilievo, zone rugose e superfici lisce, personali rese cromatiche atte a rendere fluida e movimentata tutta la composizione. In definitiva quello che ci troviamo di fronte osservando i quadri di Tognarelli, non è un ‘immagine didascalica che ci dice subito tutto di se, ma, appunto, una composizione fluida, che si mostra pian piano, rivelandoci particolari invisibili ad uno sguardo troppo frettoloso. Paradossalmente una pittura che sembra tutta incentrata sull’istinto, sull’ emozionalità, richiede invece, per poter essere compresa in ogni suo aspetto, un attimo di tempo in più.

Leonardo Mazzi

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