349 – Roberto Nannicini

“illustrazione.dec”

 

Dal 12 al 29 Gennaio 2003

Orario: Feriali: 21/23; Festivi: 10,30/12,30 – 17/19 (chiuso Sab.)

Roberto Nannicini, il rigore e la poesia

Il mio primo contatto con Roberto Nannicini illustratore, risale al 1976, a Bologna, in occasione della fiera internazionale del libro per l’infanzia. Avevo fondato da poco la NIEP (Nuova Italia Educazione Primaria) con un gruppo di amici e collaboratori, in anni di grande entusiasmo e fiducia nella forza e nell’importanza della formazione.
Tra le collane che inauguravano la nuova sigla editoriale ce n’era una, “Nel mondo si lavora”, che nasceva con l’intento di parlare con i bambini dell’operatività umana, quella forza capace di costruire: idee, oggetti e iniziative, sia effimere che durature.
Roberto era presente alla mostra degli illustratori con cinque tavole ispirate ad una fiaba dei fratelli Grimm: ricordo un bellissimo mulino a vento, perfetto nei meccanismi, che pareva si movesse in un cielo grigio di nuvole. Ecco, pensai, mi piacerebbe che ai bambini fosse presentato il mondo del lavoro con le sue infinite e mirabolanti invenzioni con la stessa serietà e lo stesso rigore, ma anche con la stessa levità e poesia.
È iniziata così la mia collaborazione con Roberto Nannicini che, negli anni, ha via via illustrato quasi tutti i libri della collana sul lavoro. Roberto non lasciava niente al caso; la prima fase del suo lavoro era dedicata alla documentazione e alla ricerca, una ricerca rigorosa, a volte quasi pignola. Solo in un secondo tempo, sulla base di una solida consapevolezza, lasciava spazio alla creazione di personaggi e di paesaggi, con una fantasia generosa, capace di porgere la realtà e insieme di coinvolgere i bambini nell’emozione della scoperta e della conoscenza. Quattro anni più tardi, ne11980, alla Fiera internazionale del libro per l’infanzia di Bologna, presentammo “La bottega del falegname”, e il libro vinse il prestigioso “premio grafico per l’infanzia”, un riconoscimento importante e assai di rado attribuito a libri prodotti nel nostro paese.
Anni dopo, quando la NIEP e la Fatatrac erano diventate una cosa sola, chiamai ancora una volta Roberto a collaborare con me in due progetti cui tenevo in modo particolare: la collana “Tu non sai chi sono io”, una serie di libri che volevano mettere in contatto tra loro popoli diversi in un percorso di educazione interculturale, e la collana “Contromafia” una proposta articolata di educazione alla legalità. Nel primo caso ho affidato a Roberto i due volumi sul popolo rom dove, a mio giudizio, quella che vorrei chiamare “la poesia del rigore” raggiunge davvero un livello straordinario. La timida opulenza dell’ interno della kampina, le leggende sussurrate nelle notti precarie, il sogno condiviso da mamma e bambino scandito dall’antica ninnananna che fa volare gli agnellini come portati dal vento, le immagini epiche di un popolo pacifico e da sempre senza pace, il tutto viene offerto con un tratto attento alla verità, sempre rispettoso, non di rado partecipe fino alla tenerezza.
Le ultime cose che ho visto di Roberto Nannicini che, come molti illustratori, ha operato in campi anche molto diversi tra loro, dai libri illustrati agli scolastici, dai calendari alla carta da lettere, fanno parte della vasta area della “decorazione”, apparentemente lontana da quella per la quale 10 conoscevo. Ancora una volta mi ha colpito la sua onestà di “artigiano colto” e la capacità di rimanere fedele a se stesso: sull’elegante carta da regalo da lui decorata che mi ha lasciato sul tavolo, danzano insieme frutti e fiori, limoni interi e tagliati a metà col loro sorprendente disegno simmetrico, ciliegie e susine ancora attaccate al rametto, pesche vellutate che svelano il segreto del nocciolo rugoso… insomma mi è venuto da pensare che fare un pacchetto con questa carta può rappresentare, per chi ha “occhi per vedere”, un momento di educazione al gusto e alla curiosità per il mondo naturale, un dotto suggerimento dato sottovoce, così apprezzabile in tempi ingorgati da messaggi visivi tanto strillati quanto grossolani e approssimativi.

Nicoletta Codignola

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