357 – Graziano Prussi

“Un pittore nascosto”

 

Dal 18 aprile al 4 maggio 2004

Orario: Lun-Ven 21.00-23.00 Dom 10.30-12.30, 17.00-19.00

…”L’aura che circonda un individuo o un oggetto è parte di esso tanto quanto la sua carne, e l’effetto che tale individuo od oggetto provoca nello spazio è legato ad esso tanto quanto il suo colore o il suo odore. Per questo motivo il pittore deve dedicare all’aria che circonda il soggetto lo stesso interesse che dedica al soggetto stesso. Sono l’osservazione e la percezione dell’atmosfera a consentirgli di registrare il sentimento che desidera veder espresso dal proprio quadro. Nella creazione di un’opera d’arte non c’è mai un momento di felicità completa. Se ne sente la promessa durante l’atto creativo, ma questa promessa svanisce verso la fine dell’opera. Perchè è proprio allora che il pittore si rende conto di trovarsi semplicemente di fronte a un quadro, laddove fino a poco tempo prima aveva quasi osato sperare che si animasse di vita. Se così non fosse, sarebbe possibile dipingere il quadro perfetto, completato il quale il pittore potrebbe ritirarsi dall’attività. È questa grande manchevolezza, invece, a spingerlo. Di conseguenza, il processo della creazione diviene necessario al pittore forse più del quadro”.

Con questa citazione di un grande artista inglese, Lucian Freud, ci introduciamo nella pittura di Graziano Prussi, portando il visitatore a conoscere un pittore prettamente sensuale, scoprendo così un uomo che per tanti anni dipinge l’interiorità di ognuno di noi, con le proprie pulsazioni erotiche e fantastiche. Graziano Prussi è un pittore che ha sempre dipinto ciò che ha condiviso con il proprio io; schiettamente figurativo. Abbracciando quella pittura che dovrebbe portare ognuno di noi a riflettere: le figure maschili e femminili abitano nel suo studio in maniera quasi ossessionante. Entrando dentro si respira il profumo dei colori e si intuisce che l’espressione artistica di un essere umano non ha confini: il pittore in questione ama artisti quali Francis Bacon, Toulouse Lautrec, Renzo Vespignani, Gustave Moreau; artisti che sicuramente il “Pittore nascosto” ama molto e che quindi sono stati fondamentali per la sua formazione artistica. Tutto ciò che succede all’esterno non interessa: vale solo ciò che la visione riesce a focalizzare sul cartone; dipingendo corpi nudi. Atteggiamenti, sentimenti, amori non corrisposti, visioni di orge che possono portare l’attento visitatore ad una maggiore riflessione della propria identità.

Era il 1973 quando, chi scrive, vide le sue opere esposte presso “La Soffitta”; oggi, a distanza di trent’anni, la figuratività ha preso possesso pienamente della sua visione poetica.
Graziano Prussi non è mai stato un pittore che ha voluto esporre le proprie opere in “Galleria”, ma ha sempre pensato di dipingere le proprie “Passioni” nello studio, costringendo le persone ad osservare ciò che dipingeva nella propria “Alcova”.

Nelle “Tre Grazie” si osservi come il ricordo dei pittori quattrocenteschi si insinuano nella sua mente, ricordandoci quanta “Grazia” si assapori ripercorrendo con la mente quel periodo. Se le prime opere degli anni ‘60 ci ricordano personaggi quali Lucian Freud, nelle opere più recenti l’appagamento per la bellezza e l’amore per la pittura ci riporta al pensiero di tal une pitture “Manieriste”. Le opere inedite qui esposte sono quindi una testimonianza di come questo pittore stia lavorando in un mondo moderno che rischia di sopraffarlo, ma che la maestria del pittore lo evita appieno. Probabilmente la magia di tale pittura si riscontra nel temperamento di uomo-superuomo, inquieto e irrequieto: perchè impossibilitato ad esistere se non con i suoi eccessi passionali visivi.
Eros, Apollo, Pandora, Vertumno e Pomona, Venere e persino il giovane Ila, che popolano la mente di Graziano Prussi, potranno affascinare l’osservatore più attento? Direi di si, infatti come il giovane Ila è stato rappresentato nell’atto di attingere l’acqua presso una fonte, viene rapito dalle Ninfe-Naiadi, innamorate della sua bellezza; qui Graziano Prussi vuole arrivare, con le sue opere, alla concezione di “Bellezza” quale compagna di un probabile futuro artistico dove il dipingere “bellezza” è bere “linfa vitale”. Lo sguardo va spinto non solo alla radice dei conflitti tra maschile e femminile, omosessuale ed eterosessuale, bianco e nero, vergine e prostituta, ma anche sul doppio statuto del vivere e del morire.

Del resto, in lui, la passione per la “pittura nascosta” ha senza dubbio lo stesso ruolo che ha avuto per esempio, in un altro grande artista quale è stato Gustave Moreau; la passione per il simbolismo gli fa dimenticare le donne reali per i simboli di cui si invaghisce.
Possiamo spegnere i riflettori perchè il “Maestro” non vuole essere più disturbato, deve continuare a dipingere…

Francesco Mariani

Lascia una risposta