358 – Lampara Nera

“Omaggio ad un Amico”

 

Dal 11 al 17 ottobre 2004

Orario: Lun-Ven 21.00-23.00 Dom 10.30-12.30, 17.00-19.00

“Omaggio ad un Amico”

Questa mostra nasce dall’amicizia che mi lega a Fabio Chiari superbo poeta di quell’arte definita liuteria. Entrare in contattato con Fabio è come tornare indietro di quattro secoli, con dialoghi contornati d’immagini fantasiose di poesia metropolitana fatta di segni, simboli, sguardi pieni di intelletto.
Ricordo ancora il nostro primo incontro, ricordo che ero alla ricerca frenetica di una copisteria per i soliti viaggi fantasiosi ed utopici che la mia mente elabora e poi addormenta nella gelida realtà quotidiana, quando, per incanto, mi imbattei in questo omone di un metro e novanta circa all’apparenza rigido nelle sue movenze ma poi, nel parlare, leggero come una piuma. Rimasi subito colpito dalla sua franchezza e, soprattutto, dalla sua profonda conoscenza di quel mondo cosi difficile e complesso che è la coscienza.
Quello che ci lega è sicuramente tutto ciò che non riusciamo a spiegarci, i misteri che ci circondano, i dubbi che repentinamente ci assalgono subito dopo aver affrontato qualsiasi tipo di argomento, con lui è come entrare ogni volta in un mondo magico e fantasticare su quell’universo fatto di stelle ma anche di alambicchi, smeraldi colorati, storie fantasiose di alchimisti, dotti, poeti, dottori di un’anatomia fatta di spirito e non di materia. Spesso ci fermiamo a ciò che vediamo o a quello che la Luce ci vuoi far vedere, ma lei, la luce, sceglie, sa a chi mostrare e a chi no ed è per questo che, come per magia, ci ha mostrato colui che accanto a noi, come un velo trasparente, fa passare ombreggiature e tocchi velati di colore che esaltano le mie opere ed i violini di Fabio, questa persona si chiama Patrizio Celi.
Vorrei che tutti i bambini non smettessero di fantasticare anche quando avranno 60, 70, 80, 90, 100 anni, e di guardare tutto ciò che la natura ci mostra con altri occhi, con i colori creati dall’immaginazione e non dalla parola, e vorrei citare in questo contesto una poesia di un autore che forse più di altri ha saputo interpretare questo pensiero:

La mia bambina ha disegnato un sole nero, di carbone,
appena circondato di qualche raggio arancione.
Ho mostrato il disegno a un dottore.
Ha scosso la testa. Ha detto:
“La poverina, sospetto, è tormentata da un triste pensiero,
che le fa vedere tutto nero. Nel caso migliore ha un difetto
di vista: la porti da un oculista”.
Così il medico disse, io morivo di paura.
Ma poi guardando meglio in fondo al foglio vidi che c’era scritto
in piccolo:”L’eclisse”.

Gianni Rodari

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