419 – Max Klinger

Incubi Nordici e Miti Mediterranei

 

Dal 30 Novembre 2014 al 18 Gennaio 2015
Presso La Soffitta ed il Centro Espositivo Antonio Berti

Max Klinger ha sempre avuto con la Toscana, e in particolare con l’area fiorentina, un rapporto stretto, per lui fonte di ispirazione e fascinazione. Mecenate e mentore, ha vissuto per diverso tempo a Firenze, nella sua dimora di Villa Romana, dove ha accolto giovani artisti e ospitato chi poi con il tempo ha subito la sua influenza nell’arte dell’incisione.

Sesto Fiorentino accoglie oggi una mostra ampia, che riunisce, oltre alle opere di Klinger, gran parte del simbolismo mitteleuropeo. Un evento che sarà di certo fonte di attrazione e attenzione verso il nostro territorio, soprattutto da parte di chi vuole approfondire la conoscenza di una corrente ancora poco conosciuta, nella sua interezza, in Italia.

L’evento rientra in un contenitore più ampio che unisce simbolicamente, attraverso l’arte, i due punti cardinali della vita culturale di Sesto Fiorentino, la Soffitta di Colonnata, a nord, e il centro espositivo Antonio Berti, a sud. Alto-Basso, appunto. Un grazie dunque agli organizzatori e ai curatori che, attraverso un bel lavoro di studio e ricerca, portano a Sesto Fiorentino una mostra di qualità.

Sara Biagiotti

Sindaco di Sesto Fiorentino

“Noi siamo come nani sulle spalle di giganti” con questa frase Bernardo di Chartres, pose l’accento sulla grande funzione che il passato svolge su presente e futuro. E grazie a chi ci ha proceduto che possiamo vedere più lontano di loro. Ecco, Max Klinger, è sicuramente uno di questi giganti, forse meno noto di altri artisti al grande pubblico, ma con le sue opere cariche di suggestioni simboliche e surreali ha messo un tassello fondamentale nel continuo movimento che l’arte attua, in quella costante dialettica tra influenza del passato e ricerca del futuro. Sulle sue spalle altri giganti dell’arte delnrecente passato: da De Chirico a Dalì, passando da Marx Ernsl. “Era la notte di quel brutto giorno, i guanti erano sconfinati, come l’incubo di un assassino i desideri dei condannati. .. ” è uno dei versi della canzone Un guanto di Francesco De Gregori ispirata direttamente dalla serie omonima di incisioni di Max Klinger che possiamo vedere in questa quinta edizione di Alto-Basso. Le grafiche del Guanto ci pongono davanti ad una narrazione onirica, simbolica e surreale dove c’è la magia e l’ambiguità del sogno. Per anni ho ascoltato questa canzone, oggi metterla in riferimento alla sua fonte di ispirazione dà il senso di come le arti si parlino e si influenzino al di là dello spazio e del tempo.

E nel caso di Klinger, grande sostenitore dell’unità di tutte le arti, questo aspetto assume un rilievo ancora più significativo. “Incubi nordici e miti mediterranei. Max Klinger e l’incisione simbolista mittleeuropea” è una grande occasione per esplorare l’arte e l’influenza che Klinger suscitò nella grafica ma anche nel linguaggio simbolico, nell’epoca in cui l’attenzione alla sfera onirica e all’approccio scientifico al mondo dei sogni stavano prendendo sempre più importanza.

Lorenzo Zambini

Vicesindaco e assessore Cultura, promozione economica e turistica.

Con questa mostra si celebra il quinto anno consecutivo di Alto Basso, e ciò mi sembra già un traguardo importante, soprattutto in tempi come questi. dove tagli alla cultura e nuovi cambiamenti amministrativi ci impongono ulteriori sforzi.

Einstein sosteneva che “non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose. La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perchè la crisi porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. È nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera se tesso senza essere ‘superato’. Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi, è la crisi dell’incompetenza. L’inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c’è merito. E nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze. Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il conformismo. Invece, lavoriamo duro. Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla». Le sue parole sono di un’attualità incredibile e le condivido. Voglio ringraziare, e portare i miei saluti, al Sindaco Sara Biagiotti, l’Assessore alla Cultura Lorenzo Zambini e alla nuova Amministrazione Comunale, che ha accettato di dare continuità a questo evento e ci affianca per la prima volta in questo nostro percorso. L’edizione 20I4 porta a Sesto Fiorentino una mostra pionieristica, dedicata al grande artista Max Klinger, ormai molto amato e familiare anche presso di noi, ma anche e forse principalmente a tutta quella serie di artisti della cultura simbolista mitteleuropea che furono ispirati dal suo stile e dai suoi enunciati teorici sull’arte dell’incisione, contribuendo a diffonderla con opere grafiche. Molti di questi artisti sono oggi ignoti al pubblico o dimenticati dalla critica, dunque questa mostra, e il suo catalogo – che mira all’approfondimento di un ambito ancora poco esplorato in Italia, se non in modo frammentario, e alla conoscenza di certe opere, anche inedite -sono una testimonianza importante, che completa un tassello mancante all’interno di quel grande mosaico che è il mondo nordico osservato sotto la lente dell’incisione che ebbe lì una delle più fiorenti stagioni.

Il titolo della mostra ha voluto evocare la coesistenza di una doppia anima del movimento simbolista mitteleuropeo, una evocatrice di sommovimenti inconsci della psiche sconfinanti spesso nell’orrido e nel meraviglioso – che proprio secondo Klinger il bianco e nero della grafica era il più adatto ad esprimere – e i vagheggiamenti ideali e nostalgici dei miti classici che sulle sponde mediterranee sembravano rivivere incontaminati. Molti di questi artisti, come novelli ulissidi, erano attratti inesorabilmente dalle bellezze naturali del sud e dalla cultura classica che vi si respirava. Il viaggio in Italia spesso si trasformava in un lungo soggiorno o nella permanenza di una vita rinnovata.

Come Arnold Bocklin, Max Klinger amò Firenze tanto da fondare una casa studi per giovani artisti, Villa Romana, ma la città di Firenze non gli ha mai dedicato un’intera mostra monografica, seppur presente in esposizioni sugli artisti tedeschi in Italia tra ‘800 e ‘900; gli ultimi tributi a Arnold Bocklin, Max Klinger, Karl Stauffer-Bern, Albert Welti, Otto Greiner, Sigmund Lipinsky, Sascha Schneider, Willi Geiger, Bruno Héroux, Max Roeder,

Adolf Hirémy Hirschl e Oscar Graf, risalgono alla mostre di Fiesole del I980, a quella di Villa Romana del 1997 e all’omaggio a Bocklin nel centenario della morte presso la Saletta Gonnelli nel 2001. Pertanto oggi abbiamo il privilegio di vedere riunite sul territorio di Sesto Fiorentino, per la prima volta insieme in una raccolta cosÌ ampia, ricca ed esaustiva, opere di grafica di questi stessi autori e di molti altri ancora, poco note al vasto pubblico.

Il filo conduttore della mostra, Klinger e l’influenza del suo operato, ha permesso di strutturare l’esposizione delle incisioni in più sezioni dedicate agli autori più significativi; inoltre, un’intera sezione è dedicata alla produzione degli ex libris nella quale gli artisti della Mitteleuropa eccelsero, concentrandosi soprattutto sul valore simbolico del nudo. In tal modo, saranno collegati i due centri espositivi della città, La Soffitta Spazio delle Arti di Colonnata, in “Alto”, e il Centro Antonio Berti, in “Basso”. Voglio ringraziare i curatori di questo progetto, che con il loro lavoro di ricerca e di studio hanno permesso di realizzare una mostra di oltre 300 opere, ma soprattutto vorrei ringraziare

Emanuele Bardazzi, che oltre al suo ruolo di studioso, ha concesso che la maggior parte delle opere della sua straordinaria collezione fossero messe in mostra per la fruizione di tutti. Per lo stesso motivo ringrazio tutti i presta tori e i collezionisti (Antonio Bariletti, Antonio Berni, Enio Bruschi, Donatella Cingottini, Galleria dell’Incisione Brescia, Libreria Antiquaria Gonnelli Firenze, Luisa Moradei, Vincenzo Paraggio, Roberto Parenti, Francesco

Parisi, Maximilian Stein, Alessandra Veroni) per la loro generosità e tutti gli sponsor della mostra, senza l’aiuto concreto dei quali un evento di questo tipo non sarebbe possibile. Infine, un ultimo grazie a Edilio e Claudio, i quali essendo disoccupati, hanno prestato il loro tempo e il loro aiuto come volontari nell’allestimento della mostra.

Francesco Mariani

Per il Gruppo La Soffitta Spazio delle Arti

Presidente Circolo Arei Unione Operaia Colonnata

 

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