359 – Ruggero Vangucci

 “La memoria e i segni”

 

Dal 24 ottobre al 10 novembre 2004

Orario: Lun-Ven 21.00-23.00 Dom 10.30-12.30, 17.00-19.00

Molti conoscevano Ruggero Vangucci come pittore ceramista abile e coscienzioso, di consumata esperienza; come persona di una cultura nutrita di tante letture e maturata da autodidatta con spirito critico, orientato in varie direzioni. In pochi conoscevano altri aspetti, più privati, del suo rapporto con il disegno e con la pittura.
La sua professione implicava la dimestichezza con il disegno, dall’ingrandire o ridurre una figurazione (d’invenzione o del vasto repertorio d’immagini e modelli decorativi) per adattarla ad un dato oggetto, operazione che veniva attuata con la tradizionale quadrettatura prima del paziente lavoro di ricalco e di bucatura dello spolvero.
Le modalità e i tempi di questa procedura erano coerenti con le lunghe ore che avrebbero poi richiesto le varie fasi di un’esecuzione accurata delle decorazioni con il pennello sul pezzo smaltato, dalla definizione delle linee sulla traccia dello spolvero fino alla stesura delle varie tinte. Da una parte quindi il lavoro quotidiano, l’esecuzione di soggetti e stili tradizionali e la qualità dei risultati, fonte di soddisfazione professionale ed anche l’aspetto più ufficiale, che ognuno poteva osservare. C’era poi l’aspetto più privato, disinteressato, della passione per l’arte in genere, la continua pratica del disegno che lo portava a misurarsi con altri modelli che stimolavano la sua curiosità, a volte traducendo pazientemente in ceramica effetti tipici di altre tecniche con il disegno dal vero: centinaia di fogli di schizzi, ritratti di persone care, anche studi di nudo o paesaggi, composizioni ed altri vari soggetti. E c’era la pittura, provando con la rilettura di quadri che ammirava, ma anche con la creazione di opere originali: un esempio per tutti, il sorprendente autoritratto che alcuni di noi scoprirono in occasione della sua morte.
Insieme ad una serie di mai oli che prestate dalla famiglia e dagli amici (non firmate, come si usava) che rispecchiano una notevole abilità professionale, abbiamo voluto esporre una nutrita selezione di lavori che documentano questa attività più nascosta, privata (non crediamo che Ruggero abbia mai presentato questi suoi lavori in mostre personali o collettive) e che indubbiamente vengono ad aggiungere una significativa dimensione a questa figura di artigiano.
Crediamo di aver fatto una cosa giusta, che Ruggero si meritava, grazie alla disponibilità della famiglia e con la collaborazione di alcuni suoi sinceri amici, cercando soprattutto di rispettare il suo carattere schivo e modesto: se in qualche modo ci potesse vedere, speriamo che capisca e che si limiti a scuotere bonariamente la testa. Testimone legato alla propria terra, come altri vecchi amici scomparsi, Ruggero era una fonte ricca e attendibile di conoscenze e di memorie sulle vicende e sui personaggi sestesi del secolo passato, da lui percorso quasi per intero.

La Soffitta

 

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