363 – Pittura Scultura Scrittura

“5 Artisti & 1 Pubblicista”

 

Dal 6 al 23 febbraio 2005

Orario: Lun-Ven 21.00-23.00 Dom 10.30-12.30, 17.00-19.00

“Pittura, Scultura, Scrittura”

Pittura, Scultura, Scrittura: una mostra composita che, oltre a presentare l’opera di cultori di arti visive, ci fa scoprire l’attività letteraria di Dino Pasquali che con cinque libri, apparsi nell’arco di tempo dal 1995 ad oggi, ci offre uno spaccato di personali memorie degli anni ’44-’45 e una antologia di vicende legate alla sua attività di critico militante. Ci svela inoltre una sua antica passione per la musica che lo vide per un certo tempo allievo di Vito Frazzi nello studio della composizione e del pianoforte; poi a sua volta insegnante dello stesso strumento.

Incarcerato a Firenze nel ’44 come sabotatore della Wehrmacht, imprigionato e condannato alla deportazione in un campo di lavoro della tedesca Ruhr, a soli sedici anni Pasquali vive la dura condizione dell’esiliato e del lavoro coatto, in mezzo a privazioni che toccano i più elementari bisogni dell’esistenza e in una promiscuità internazionale che rende spesso precari i rapporti con gli altri deportati e ancor più alienante la sua giovanile esperienza.

In RAPSODIA VESTFALICA (Humboldstraße) – dove il titolo e il succedersi dei capitoli richiamano i tempi di una composizione musicale – in FASULLO E FLUVIALE (Schontalerstraße) e nel più snello PARALIPOMENI SOTTO FORMA DI CENTONE (Am Scheidtbusch), il tema, pur con sfaccettature e angolazioni diverse, è sempre lo stesso: la nostalgia, la solitudine, il faticoso lavoro di fabbrica, la lotta quotidiana per la sopravvivenza, l’attesa e la speranza di una quanto più prossima liberazione.
Infine, la libertà agognata e le vicende di un rimpatrio che “mai avveniva”.

Pasquali riesce però ad attenuare questo cupo quadro esistenziale con un costante ricorso all’ironia e all’autoironia che stempera nella battuta i momenti più angosciosi del suo ricordo. E c’è anche qualche luce in questo squallore. La musica, per esempio, sotto forma di una fisarmonica, arrivata chissà da dove e finita non si sa dove, che Dino adopera, quasi moderno menestrello, per allietare il cosmopolita acquartieramento dei disperati del lavoro forzato, poi i rimpatriandi ansiosi. Ancora: l’amicizia di Michel e Roger, internati del Maquis (la resistenza francese) che contribuiranno con le loro doti intellettuali a riscattarlo dall’abbrutimento di una turpe quotidianità. Ma principalmente emerge dalle brume del passato, quasi visione onirica, una bionda, leggiadra, evanescente figura femminile, sottaciuta nel nome e anche non ben definita nei tratti somatici, ma forte nell’impatto sentimentale. Fu, più che amore, desiderio di amore, in un mondo che sembrava avere annullato ogni affetto.

Quando poi la memoria si fa giudizio politico e analisi storica, l’ironia si trasforma in caustico sarcasmo e in tagliente satira politica, portando alla ribalta l’apparato ideologico che l’autore ha nel frattempo elaborato.

Conosco Dino, mio omonimo e caro amico, da decine di anni. Ci unisce una personale esistenza segnata da sciagure che ogni guerra si porta sempre dietro.
Nel 1944, anno della sua deportazione, gli stessi “invincibili” signori della guerra pensarono bene di distruggere la mia famiglia e bruciarmi la casa. Ci accomuna inoltre la passione per l’arte contemporanea e insieme abbiamo dato vita e sviluppato in Civitella della Chiana, da oltre trent’anni, la mostra (S)Oggettivamente / Arte moderna per un paese antico. Grazie a questa biennale espositiva, ho avuto il piacere di conoscere pittori come Edi Brancolini, Massimo Cantini, Impero Nigiani, Piero Panza e lo scultore, nonchè pittore e musicista Moravio Martini.

Sono questi alcuni dei personaggi che compaiono nelle ultime due fatiche di Pasquali: MALMIGNATTA, ANACOLUTO & ClARAMELLA (Sguerguenze e Riverenze) e PAROLE & MUSICA (Tratti e Ritratti). Annotiamo per inciso che, in un modo o nell’altro, i primi quattro si trovano anche in quella che, cautamente, potremmo definire una…trilogia germanica.
Abbandonato il campo dei ricordi, ci si immerge nell’attualità e viene fuori la professionalità del pubblicista e la prorompente arguzia del polemista di razza che condisce persone, fatti e cose con vena inesauribile. Emerge più che mai, in questi ultimi lavori, la scanzonata fiorentinità dell’autore, evocante il Curzio Malaparte di Maledetti Toscani, il gusto per il lazzo e lo sberleffo e le frequenti incursioni nel lessico gergale che danno sapore nel vivace tratteggio di figure e di esilaranti bozzetti.

In generale il linguaggio si presenta molto articolato, con un vocabolario inconsueto, spesso innovativo e con frequenti richiami all’adagio latino e ad espressioni in lingue straniere (particolarmente tedesco e francese). Ricorrono anche vignette e caricature dovute alla creatività di Bohumil Štepán, umorista praghese di livello europeo, che Pasquali a suo tempo “introdusse” in Firenze con la mediazione della galleria Inquadrature 33.

Sono presenti testi scritti a mano (uno in tedesco) e, sempre con scrittura a mano, composizioni le cui note musicali circolano sopra, dentro e sotto pentagrammatiche righe.

Dalle pagine di Dino Pasquali affiora una solida, profonda cultura che non somiglia alle consuete accademiche reminiscenze scolastiche, ma ha lo spessore del faticoso sapere dell’autodidatta che ha cercato ed elaborato la conoscenza come esigenza e valore dello spirito.

Per quanto attiene alle opere degli espositori, di Toscana e d’altrove, che qui danno “man forte” allo scrittore, dirò velocemente – mosso non da razionalità ma da sentimento – che in genere mi attrae di Cantini un elevare a elegante forma poetica immagini tratte dall’iconosfera massmediatica; di Brancolini la singolare fantasia delle raffinate,”equivoche” configurazioni erotiche e no; di Panza la sottile verve ironica,”alla Magritte”, della quale si serve per canzonare borghesi ipocrisie; di Nigiani il rivisitare, grande abilità disegnativa a parte, ora classici ora romantici sensi; di Martini la libertà “estemporanea” con cui egli dona corpo a strutture metalliche improbabili, lungi da studiati calcoli e canoni architettonici.

Dino Tiezzi

 

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