368 – Bruno Ferrari

“Nature morte”

 

Dal 30 ottobre al 16 novembre 2005

Dopo alcune ore che mi trovavo nello Studio di Bruno Ferrari, ho capito che ero di fronte ad un pittore solitario, dalla personalità riflessiva, sensibile e attento osservatore per ciò che corrisponde alla sua indole.

Mi ha raccontato che il suo percorso artistico è iniziato con l’interesse per la fotografia, poi l’amore per la pittura è prevalso, permettendogli così di approfondire la ricerca per il particolare degli oggetti, attraverso le proprie emozioni ed inquietudini.

Inizialmente si era esercitato copiando opere dei Maestri del passato, studiando le antiche tecniche pittoriche e sviluppando, in seguito, uno stile personale, inventando una “sua natura morta” fatta di tonalità grigie e marroni, quasi monocrome. Le prime composizioni di oggetti erano situate in interni illuminati artificialmente con mirabili effetti di luce ed ombra, poi la collocazione compositiva si sposta all’esterno con drappeggi ed oggetti rustici, avvolti da luce solare chiara e velati da morbide tonalità.

Con il dipinto “la rottura del coccio” si può dire che l’evolversi di Bruno Ferrari si proietta verso una ricerca introspettiva permeata da una maggiore tensione emotiva. Pur non abbandonando la “sua natura morta”, la composizione si fa più arcana e misteriosa mediante l’accatastarsi di oggetti di memorie passate in un totale stato di abbandono e pervasi volutamente da un senso di completa trascuratezza, ma carichi di livore poetico e di magici silenzi.

Dopo questo arricchimento visivo, emotivo e culturale, posso affermare che il linguaggio pittorico di Bruno Ferrari riesce sempre a suggestionare: merito della sua sensibilità verso tutto ciò che accade nella vita e che senza compromessi e senza sforzi riesce a trasmettere nelle sue opere.

U. Benedetto

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