383 – Andrea Landrini

 I segni del tempo “Stratificazioni”

 

“Stratificazioni” Architetture finte e immaginarie

Landrini conduce il proprio lavoro anche attraverso le suggestioni innescate dalla materia: predilige la pulizia formale, la semplicità d’impianto e la visione non realistica delle cose sposata a un iperrealismo degli effetti materici. la sua opera è rigorosa e teorica: strutture architettoniche contengono immagini di varchi che si rivelano impraticabili anche all’immaginazione, tant’è dichiarata la loro illusorietà. Porte, finestre, che recuperano l’antica tradizione di dipingerne di false sulle facciate di case, troppo “cieche”. Sulla base di quest’arte “minore”, Landrini esalta dunque la concreta illusione delle apparenze, quanto vi è di più affascinante nella realtà.

Biglietto di sola andata ai confini del quotidiano

Le sue elaborazioni si situano in uno spazio architettonico, pur avendo caratteristiche visive di tipo pittorico. Si tratta di varchi immaginari, porte, finestre, archi che denunciano la loro “impraticabilità”, fingendo di illudere l’occhio. Landrini trova dunque in questo gioco, che si è fatto sempre più raffinato, il varco, reale stavolta, conduce, attraverso l’iperrealtà della materia, a un mondo di suggestioni e di valori che appartiene alle regioni più alte dell’immaginario.

E, quasi casualmente, appartiene proprio ai Canti orfici di Campana l’mmagine degli “Archi enormemente vuoti”, che ci viene suscitata dalle opere di Andrea Landrini, con i suoi archi e portali talvolta in parte dipinti e in parte mimati all’esterno del quadro da strutture metalliche. Con la sua opera, siamo di fronte a una specie di iperrealismo della materia, in quanto le immagini che insegue sono allusive, dunque sfuggenti; l’artista può solo imitarne il senso fisico e non perchè sia realistico il risultato, ma la suggestione, che comunica lo smarrimento davanti a queste porte, finestre, accessi impraticabili: il muro montaliano che invita e preclude il valico.

Nicola Nuti

 

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