386 – Nazareno Maliconi

 “Nel corso del tempo”

 

Inaugurazione: Domenica 18 Gennaio 2009 – Ore 10,30

NAZARENO MALINCONI
Nel corso del tempo

II tempo è la dimensione nella quale si concepisce e si misura il trascorrere degli eventi: ogni cambiamento materiale e spaziale regolato dalla fisica e dalla chimica determina il suo corso, nel quale tutto si muove e si trasforma. Le opere di Nazareno Malinconi nascono sotto il segno del tempo, in una doppia valenza: quello reale, cronologico – quadri che sono stati realizzati ieri, che si formano oggi, e che nasceranno domani dalle mani dell’artista – e quello metafisico, che il quadro assorbe, magnetizza, contiene al suo interno, grazie ai soggetti che in esso sono imprigionati e fissati per sempre, quasi eternizzati attraverso i colori e le pennellate del pittore. Il tempo che Malinconi esprime nei propri paesaggi non corrisponde necessariamente a quello vissuto, in cui tutti gli eventi possono essere descritti nel passato, presente o futuro . Le figure antropomorfe o le vedute naturalistiche, come presenze metafisiche, sono dipinte in un tempo senza dimensione, senza inizio né fine, eppure esistono; l’essere di un oggetto è certificato dalla sua identità (nel tempo), ovvero dal suo permanente esistere, ma è assente il divenire, ovvero la diversità della forma, che impone un “prima” e un “dopo”, vale a dire un intervallo di tempo. Se allora la realtà di cui ci parla Malinconi non si è materialmente modificata, non riusciamo neanche a prendere coscienza della percezione del tempo; infatti, il tempo si è fermato, è sospeso. La luna piena, che tante volte ricorre nell’opera di Malinconi, è l’indicatore temporale che ci ricorda questo momento di attesa: quando appare silente la luna, non è mai notte fonda, ma è l’alba: anche se appaiono già i primi bagliori, la luna non ha ancora lasciato il posto al sole, e la vita ancora non si è schiusa ad un nuovo giorno. Questo momento è per il pittore metafora visiva di un concetto di tempo sospeso e indefinito, a lui caro. In senso bergsoniano, Malinconi attribuisce grande importanza agli stati di coscienza piuttosto che al tempo spazializzato della fisica; la scienza non può riuscire a spiegare pienamente l’evoluzione continua degli stati psichici, che costituiscono sempre qualcosa di nuovo a seconda del momento che ciascuno di noi vive nella propria coscienza; così il tempo non è formato da singoli istanti, ma da un loro continuo fluire non scomponibile, vissuti nella loro durata reale dalla coscienza di ognuno, dove gli stati non si succedono ma convivono. Malinconi si proclama un figurativo a tutti gli effetti, ma anche un visionario, e non potremmo definirlo diversamente; la sua indagine sulle forme di natura parte sempre dal reale: i suoi sono paesaggi ben riconoscibili, boschi, foreste, colline e nuvole, verosimiglianti il dato realistico.Tuttavia, il modo di dipingere gli oggetti del mondo reale travalica qualsiasi forma di paesaggismo veristico: il fascino delle sue opere sta proprio in quel limite sottile che intercorre tra la sua pittura e l’arte astratta. Pur partendo da immagini tradizionali (nella parte alta del quadro, il cielo e la luna, per esempio), la figurazione sembra quasi scomparire (nella parte bassa, per simmetria): le piante o le chiome degli alberi, le rocce o i prati sono trasfigurati in forme quasi indefinite, in macchie spumeggianti di colore, articolate secondo intensi rapporti cromatici e rette da una profonda armonia di toni, spesso virati tutti sulla gradazione dei verdi e dei blu, fin quasi a trasformarsi in spugne, o spore rigonfie, in bolle di sapone fluttuanti, o quant’altro la mente umana possa arrivare ad individuare in quelle campiture solo apparentemente casuali. Il dato fenomenico, presente nelle opere di Malinconi, sembra quasi un pretesto per dar vita a scene spaziali, a paesaggi lunari, dilatati e indefiniti, frutto dell’immaginazione e del ricordo che semplifica e riduce le forme. Erme di donna, o dorsi di uomo, o ancora presenze animali emergono quasi indistinte dalla natura rigogliosa, come idoli o feticci primitivi seminascosti, visibili solo dopo un attento guardare; queste figure statiche e statuarie, semplici e sostanziali, assurgono quasi al ruolo di simboli particolari; sono evocati attraverso la rappresentazione della natura i quattro elementi (acqua, aria, terra e fuoco) e l’arcano e ancestrale rapporto con la terra, dea-madre di tutte le creature, rappresentata dal ventre femminile che ricorre in tante opere.Tutto questo crea un effetto di sospensione nel tempo e di spazio indeterminato, un’atmosfera carica di valenze mitiche, magiche e fiabesche. Il bosco, per esempio, è uno dei soggetti più amati da Malinconi, ed è simbolo della conoscenza e dell’incontro, della trasgressione, della paura da esorcizzare, condizione della difficoltà, luogo dell’esperienza e della formazione, di ricerca per la crescita interiore, per tante fiabe e racconti e poemi letterali (dai fratelli Grimm a Dante). Non a caso, la regia di Marco Colangelo ha utilizzato proprio le opere di Malinconi come scenario dello spettacolo teatrale multimediale di Hansel e Gretel, Rosaspina e Cappuccetto Rosso. E’ il segno che agisce sui significanti: la pennellata vibratile, ondulata e vitalistica, mai rigida, di Malinconi sembra trasformare i soggetti in immagini concettuali che rasentano l’astrazione pittorica. I soggetti ritratti appartengono alla natura, ma talvolta sono resi in forme quasi antinaturalistiche, talmente fantastiche ed essenziali che la semplificazione operata dall’artista si impone come nota predominante in un concerto di suoni e ritmi armoniosi, sapientemente dosati e giustapposti in colori complementari. La sapienza luministica unita all’atmosfera metafisica restituisce qualcosa di magico e onirico, di visionario, proprio come l’artista ama definirsi. La resa stilistica e le scelte compositive, rette da un gioco di equilibri tra i piani, alto e leggero, basso e pesante, della tela, riflettono le convinzioni più intime del pittore: le cose che egli dipinge non sono immaginate, ma viste realmente dai suoi occhi d’artista. Il linguaggio di Malinconi, volutamente elementare, ma estremamente raffinato nella resa pittorica, crea i propri segni convenzionali, affinchè sia arbitrario il rapporto tra significante e significato. “Il problema di come dipingere prevarica quello di cosa dipingere”, sostiene l’artista. Il pittore non trasmette tanto immagini della memoria, quanto segni e simboli; essi non restituiscono l’oggetto in sé, ma ciò che l’artista invece pensa l’oggetto sia, come se volesse dipingere una cosa, e tuttavia intenderne un’altra. I titoli dei dipinti ci offrono talvolta gli strumenti interpretativi dei simboli, sono le parole delle immagini che rafforzano l’idea visiva; altre volte, invece, depistano, perché nati da associazioni non necessariamente logiche, durante la creazione dell’opera. Il Simbolismo del resto è un campo che il pittore ama e conosce, e che sente affine al suo modo di intendere l’arte, più di altri movimenti, soprattutto per l’interesse verso la semplificazione dell’immagine, tipica di questa corrente, e per la ricerca non dell’individuazione realistica, ma del genere (giovane, vecchio, donna). Malinconi sostiene che la sua ricerca sia “come un fiume alimentato da tanti affluenti che possono seccarsi o rinascere nuovi”; per uno come lui, che l’arte la insegna da anni, la pittura è densa di riferimenti colti e riflette antichi amori – quali la sperimentazione di Max Ernst, i prodotti visivi di Duchamp, il metodo operativo di Arcimboldo, la fissità di Piero della Francesca, la linea sintetica di Hokusai – uniti ad una sensibilità raffinata e poetica, che da esiti pittorici del tutto personali e caratteristici. Alcune figure, protagonista di due tele particolari (Adozione a distanza di tempo 1520-2000) sono un omaggio a Pontormo, artista amato; Malinconi si pone quasi come suo successore, portando a compimento, secondo la sua immaginazione, gli schizzi che Pontormo aveva realizzato per le figure del grande affresco nella lunetta della Villa Medicea di Poggio a Caiano.Anche aver ripreso Pontormo, e averlo completato dopo secoli, è una virata nel tempo, per restare in tema con il titolo di questa mostra.
Le immagini incantate di Malinconi sono come alchimie di realtà e vagheggiate fantasie, dominate da un silenzio quasi fatato, surreale, in cui misteriosamente si sedimentano i sentimenti e le attese del cuore, dettate da una ricettività inferiore che restituisce forte impatto visivo sulla tela. Dalle emozioni vissute dall’anima artistica scaturiscono ampi scenari paesaggistici, sospesi in aeree prospettive, che riflettono intense sensazioni e luminose intuizioni. Tutti i dipinti di Malinconi lasciano trasparire la sua convinzione, che “il lavoro scaturisca dall’intuito sorretto dall’intelletto”. Quando guardo le immagini di Malinconi, il tripudio della natura lussureggiante nelle sue tele, ho come l’impressione che quel vitalismo che traspira dalle sue opere abbia messo in concreto il motto che si legge al centro della facciata dello storico Palazzo Carnielo, che ospita il suo studio da sempre: “Onorate l’arte che è vita della vita”.

Giulia Ballerini

Note biografìche

Nazareno Malinconi è nato a Campi Bisenzio (Firenze) il 2 agosto 1939. Diplomatosi al Liceo Artistico, si è poi laureato in Architettura all’Università di Firenze. Dal 1971 al 1998 ha insegnato Discipline Pittoriche al Liceo Artistico di Firenze, dal 2003 tiene un laboratorio di pittura all’Università dell’età libera del Comune di Firenze.

Giovanissimo è incoraggiato daArdengo Soffici ed Enzo Faraoni, successivamente apprende le basi del disegno e del colore da Arrigo Dreoni, Carlo Mattioli, Silvio Polloni ed Ennio Pozzi.
Espone dal 1964 con 24 mostre personali in varie città italiane ed ha preso parte, su invito, a importanti rassegne in Italia e all’estero.

Nel 1976 Renzo Biasion lo segnala sul Catalogo Bolaffi, nel 1981 Paolo Levi lo sceglie fra i mille artisti più significativi del ‘900 e lo inserisce nel “Dizionario- guida” ai pittori moderni e contemporanei allegato alle riviste Capital e II Mondo.
Nel 2001 il regista Marco Colangelo, con le riprese video di Simone Mazzetti, realizza il video: Malinconi – de natura pingendi prodotto da TOSCANA ARTE.
Nel 2008 la grafologa Corinna Nigiani, comparando scrittura-segno pittorico, redige il profilo dell’autore, “Quando l’artista lascia il segno”.

Fa parte dello storico Gruppo Donatelle di Firenze.

Sul suo lavoro hanno scritto fra gli altri:
Giulia Ballerini, Giuse Benignetti, Renzo Biasion Lucia Bruni, Raphael Casini, Pier Paolo Castellucci, Rodolfo Ceccarelli, Giuseppe Ciani, Manlio Chieppa, Italo De Martino, Angelo Dragone, Mara Faggioli, Elda Pezzi, Henri Héraut, Paolo Levi, Gilberto Madioni, Corrado Marsan, Nicola Micieli, Giuseppe Morrocchi, Elvio Natali, Corinna Nigiani, Armando Nocentini, Mario Novi.Tommaso Paloscia, Dino Pasquali, Jean-Louis Pradel, Franco Riccomini, Elsa Nofri Rosi, Giuseppe Servello, Urbano Sabatelli, Giuliano Serafini.

Nazareno Malinconi
Studio Piazza Savonarola, 18-50132 Firenze
Tei. 055.41.40.27 – Celi. 338.666.40.45
E-mail: n.malinconi@alice.it

 

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