391 – “Sesto 100: Omaggio al Futurismo”

“Sesto 100: Omaggio al Futurismo”
a cura di Giulia Ballerini

 

Inaugurazione: Domenica 31 Maggio 2009 – Ore 10,30

Sesto 100: omaggio al FuTuRismo

a cura di Giulia Ballerini

Il 20 febbraio 1909 Filippo Tommaso Marinetti scriveva sulla pagina di Le Figaro gli undici punti di un Manifesto che sanciva in modo irriverente e provocatorio un nuovo modo di intendere la vita, contro ogni tradizione, contro ogni forma del passato, inneggiando alla modernità e alla nuova tecnologia dell’epoca del progresso, attraverso i suoi simboli: l’automobile e la velocità. La poesia, la voce dello spirito, avrebbero aiutato l’Uomo a essere parte di tutto questo, indicando un nuovo concetto di bellezza nell’istinto umano per la lotta. Il Futurismo fu un fenomeno estremamente complesso per l’interdisciplinarietà che contraddistinse il contesto artistico e culturale del periodo; con il tema del dinamismo si introdusse nell’arte quello che venne inteso come il nuovo valore assoluto della modernità: non più un’arte statica, estranea al flusso del reale, ma un’arte capace di incorporare in sé la vita in quanto pulsione vitale e di connettersi alla realtà nel suo farsi. Trascorsi esattamente cento anni dalla nascita del Manifesto Futurista, nell’anno delle celebrazioni del centenario dell’unica avanguardia italiana, se non ci è difficile stabilire la nascita del Movimento, non è invece del tutto scontato sancirne una fine; se ci limitiamo a dare risalto soltanto ad un’egemonia boccioniana, e si ritiene apprezzabile solo l’aspetto operativo pittorico-plastico, allora sarebbe giustificabile far terminare il Futurismo nel 1916; ma le manifestazioni dell’attività creativa del movimento si sono protratte per tre decenni, nei maggiori e più disparati ambiti, dalla pittura alla scultura, dalla letteratura all’architettura, dalla moda allo spettacolo, tanto che sarebbe un’insensatezza ridurre la considerazione dell’attività del Futurismo alla sola prima metà degli anni Dieci per la diramata consistenza operativa e la straordinaria versatilità che ebbe l’intera avanguardia. Questa mostra però ha intenzionalmente incentrato l’attenzione sugli anni “eroici” del Futurismo – quando i giovani intellettuali del movimento vociano si incontrano con gli altrettanto giovani letterati e artisti riuniti attorno a Marinetti – attraverso le opere dei protagonisti del futurismo milanese, di quelli del futurismo fiorentino, a confronto, e degli artisti che al Futurismo si sono legati fino agli anni Venti. L’essersi soffermati di più sulle peculiarità del futurismo nel capoluogo toscano, come epicentro di questa regione – dove ha luogo l’esposizione che si presenta – ha ragione di essere come termine di paragone tra luoghi diversi d’attività creativa: Firenze-Milano-Roma. Gli anni Trenta, quando l’avanguardia diventa una realtà estesa e diversificata nel mondo dell’arte, e quando l’orizzonte del futurismo toscano diventa troppo differenziato da singole originali personalità, che per via di un forte pronunciamento personale frenano ogni effettiva aggregazione, non sono stati affrontati per scelta. “Sesto100: omaggio al Futurismo” intende essere un piccolo contributo che la città di Sesto Fiorentino – vicina a Firenze e a quello che fu uno dei centri propulsivi del Movimento – dedica a questo periodo storico. La mostra sottolinea i rapporti tra il Futurismo fiorentino e quello milanese, tra il 1909 e gli anni Venti, esponendo un centinaio di opere futuriste, attraverso un taglio documentario e storico artistico, che comprende sia disegni e collage dei principali protagonisti del Movimento (come Balla, Carrà, Severini, Depero, Sironi, Baldessari, Soffici, Rosai, Conti, Marchi) sia materiale bibliografico (come il manifesto del Futurismo pubblicato su Le Figaro e il Manifesto dei pittori futuristi del 1910, le pagine di Lacerba, i cataloghi delle Esposizioni di Pittura Futurista a Firenze, Roma e all’estero, o ancora come Pittura Scultura Futuriste di Boccioni, Uccidiamo il chiar di luna! di Marinetti, il Codice di Perelà e l’Incendiario di Palazzeschi, o i Chimismi lirici di Soffici e Il libro di un teppista di Rosai). Le testimonianze preziose dei documenti originali come i manifesti, i numeri delle riviste, i volumi a stampa tratti da Collezioni private, Biblioteche pubbliche, Archivi, Associazioni culturali, Istituzioni e Case d’aste sono state raccolti grazie alla proficua collaborazione e disponibilità di tutti i prestatori, ai quali va il nostro più sentito ringraziamento.

 

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