394 – Marco Campostrini

“Lei è”

 

Inaugurazione: Domenica 07 Febbraio 2010 – Ore 10,30

L’artista non deve sviluppare o dimostrare una tesi, ma deve proporsi di esprimere una “verità”, o di mostrare un uomo (che è lui stesso) nella sua verità. Gino Severini, 7946

DALLA SORGENTE AL MARE “Dalla sorgente al mare” mi pare una limpida ed esplicita metafora per definire il percorso artistico di un pittore come Marco Campostrini, la cui passione è nata con lui e si è accresciuta, mutata, trasformata, in una progressione costante, così come fa lo zampillo della sorgente nel suo viaggio verso l’agognato mare. Si getta a valle con veemenza ed entusiasmo, incontra altri corsi d’acqua e si fortifica, si amplia, così come l’artista sperimenta, si confronta con la realtà, con altre tecniche, con i suoi estimatori, con i suoi sogni, con i suoi obiettivi da raggiungere, traendone nuovi stimoli, ispirazioni rinnovate, inediti “racconti” da narrare. Fin da ragazzo Marco Campostrini che potremmo definire figlio d’arte -visto che il padre Piero era un ottimo ed apprezzato decoratore di porcellane -ha scelto la pittura come strumento comunicativo tramite il quale rivelare sensazioni ed emozioni, impressioni e turbamenti. All’inizio i suoi temi preferiti da dipingere erano le nature morte, i paesaggi: immagini intimamente sincere che lo portavano ad una scoperta di sé e dell’avviluppante microcosmo che lo circondava. Nascevano, in quegli anni giovanili, idee e proposte pittoriche filtrate da inconsapevoli e tutt’altro che indolori “riti d’iniziazione” che lo inducevano ad usare i personaggi della commedia dell’arte, quasi una rivisitazione personalizzata dei nodi emotivi e delle paure dell’uomo nascosti dietro le misteriose maschere che coprivano il volto dei malinconici protagonisti dei suoi quadri. A contrastare la malinconia e la mestizia dei gesti e delle figure un prorompente, vigoroso ed intenso cromatismo che sembrava annunciare il desiderio, la voglia di un cambiamento importante. Acquerellista di pregio, disegnatore esperto, incisore accorto, illustratore fantasioso, cultore della pittura a olio e delle tempere, Marco Campostrini riesce sempre ad aprire un varco nella materia, di volta in volta usata, e nella sua interiorità, un varco tale da consentire un fluire nuovo di percezioni consapevoli e di struggenti tensioni memoriali fermate sulla tela con l’immediatezza del segno. Costantemente cresciuta d’intensità e d’efficacia, questa sua pittura incarnata nella quotidianità, presenta un linguaggio espressivo talvolta tagliente, talvolta lapidario, pervaso da una sottile vena ironica e da un realismo disincantato tutt’altro che nomade anzi, ancorato perfettamente alla sua terra che si riconosce negli ammalianti profili toscani, nella poetica delle colline sestesi, nei fiori, nei campi e negli oliveti memorizzati non con la mente ma col cuore. In ogni uomo, in ogni donna ci sono ferite, ricordi che lacerano l’animo e non sempre il trascorrere del tempo ne ottiene lo guarigione. Sono fatti, accadimenti che segnano i nostri giorni e, nel bene e nel male, avvantaggiano lo nostra maturità umana e professionale e si amplificano naturalmente all’interno di una personalità creativa, provvista di una ricettività emotivamente rilevante. La crescita artistica di Marco Campostrini diviene sempre più profonda, più articolata: timori, progetti, frustrazioni, speranze, e gli inganni della vita, nel confronto tra aspirazioni, azioni e realizzazioni, nonché i temi ancestrali della presenza e dell’assenza, della ragionevolezza e dell’ingratitudine, dell’amore e dell’amicizia, della realtà e delle aspettative si uniscono in una ricreazione immaginifica e divengono suggestioni raffinate, esperienze cromatiche, diagrammi di fede, testimonianze esistenziali. Ed ecco nascere le opere a sfondo religioso: lo via crucis, le parabole e quelle di denuncia sociale che ritraggono i mendicanti, gli zingari, e tutti gli emarginati in genere, per arrivare a quella numerosa serie di dipinti ispirati all’inesorabile scorrere del tempo. Per Marco Campostrini si aprono nuovi orizzonti, nuove sfide, si awerte facilmente lo sua voglia di scuotere dai pennelli e dal cavalletto lo polvere del passato per avviarsi con occhi meravigliati, stupiti, incantati, verso una invitante “terra promessa” e lo fa scegliendo un tema eternamente attuale: lo femminilità che cerca di “scoprire” in ogni suo aspetto, accostandosi alla donna e alle sue poliedriche e fascinose sfaccettature con grande ammirazione e rispetto. A questo punto si potrebbe affermare che lo fresca ed ingenua acqua di sorgente è diventata un grande torrente e quindi un ampio fiume in corsa verso l’immenso mare, verso un’essenzialità espressiva a lungo ricercata e finalmente raggiunta.
Alessandra Bruscagli

ALCUNE RIFLESSIONI SU MARCO CAMPOSTRINI di Federico Napoli

In un brano di Donne mie, poesia scritta nel 1974 da Dacia Maraini si legge: Donne mie illudenti e illuse ….. / nessuno vi insegna ad essere orgogliose / sicure, feroci, impavide …. Dunque, un modo di essere con la consapevolezza della propria natura: anche nella pittura di Marco Campostrini si trova il medesimo interesse indagativo per capire cosa sia la donna e quale sia la sua interiorità. Infatti, come protagonista appare proprio la figura femminile, soggetto preferito dal nostro autore: in lui è rappresentata secondo uno spirito contemporaneo con aspetti di indipendenza, sicurezza, libertà. Inoltre, le figure appaiono non finite, quindi riferibili più ad una idea che a qualche presenza specifica, anche se in Campostrini un modello iniziale è pur sempre rintraccia bile; come pure le composizioni che si presentano tendenzialmente vuote, cioè senza particolare ambientazione, riflettono nell’autore un atteggiamento prudenziale, quasi accorto, variegato ma circospetto. Si comprende, così, come la pittura di Marco Campostrini sia sostenuta dall’emozione, ma forse ancor più dal sentimento, tale in quanto egli non compie un’analisi del soggetto, ma quest’ultimo offre lo spunto per uno stato d’animo. Le figure femminili, sempre diverse nei modelli (continuità nel tema, discontinuità nella fedeltà al soggetto), sono ritratte isolate; i colori sono accesi, le linee dei contorni sono anche eleganti, l’autore proveniendo da una esperienza professionale parallela al suo fare pittura. Nello stesso tempo, le composizioni appaiono meditate, volte ad esprimere e non a illustrare, con quel tanto di aggressività che le rende più aspre, in una sorta di drammatizzazione dei sentimenti espressi. I soggetti generalmente sono contenuti in composizioni verticali, sostenute da colori decisi, in pose che riflettono un’intenzione, uno status, ma non un’azione: tutto questo appare come un libro illustrante il pensiero dell’autore sul pianeta donna, avvertito non ostile ma certo diverso, non compreso, ma dal quale egli vorrebbe essere compreso. In Campostrini vi è padronanza dei mezzi espressivi che bene sottolineano questa pittura affermativa uno status; si apre qui, di conseguenza, una considerazione sul senso di questa pittura, cioè sul suo motivo e fine: non è una operazione artistica che suggerisca una fuga (del suo autore da un qualcosa di sconosciuto), ma non è neppure una dichiarazione d’amore (realizzata per immagini) nei confronti della donna. Piuttosto, si realizza come una riflessione che lo stesso autore effettua per comprendere, fors’ anche per appropriarsi di un mondo che in qualche modo gli sfugge, quasi di fronte a lui ci fosse un muro senza appigli nel quale trovare di volta in volta una crepa attraverso la quale infiltrarsi: il non finito -qui sinonimo di non conosciuto -e la mancanza di azione nei soggetti ritratti, confermano una comprensione del mondo femminile effettuata come per tappe (se pure successive) e non con consequenzialità; evidenziano altresì un’operazione meditativa con venature quasi amare, rivelano possibili aperture verso territori non indagati, secondo un difficile raffronto con l’altra realtà. Nel romanzo Jules e Jim di Henri-Pierre Roché, scritto nel 1953, si legge: E’ bello non avere né contatti, né promesse e appoggiarsi sul proprio grande amore, un giorno dopo l’altro. Ma se il dubbio si insinua, si cade nel vuoto. Anche in questo caso -qui non si tratta di amore, ma di interesse coinvolgente -troviamo agganci con il nostro pittore: d’altro canto, il valore di un autore (ovvero, Marco Campostrini) risiede anche nel fatto di essere allineato e in sintonia (autonomamente) con esperienze altrui (nel caso, letterarie).
Firenze, giugno 2009

 

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