398 – “Esperienze divergenti”

 “Esperienze divergenti”

 

Inaugurazione – domenica 09 gennaio 2011

ore 12.00 – La Soffitta Spazio delle Arti / piazza Rapisardi 6

09 gennaio 2011 – 30 gennaio 2011

“Esperienze divergenti”

Flavio Franceschini

Pittore attento alle prime esperienze della scuola iperrealistica americana, dopo una fase di selettiva ricerca, raggiunge risultati tecnicamente sorprendenti. Oggetti tecnicamente perfetti, disegnati da pregiati industriai designer, esposti in “vetrine” impregnati di luci riflesse e contrastanti. .. affogati da parole di sapore pubblicitario. Oggetti coloratissimi. .. quali caschi, volani, tute e vari accessori di moto… pieni di fascino e seduzione per centauri da un lato e, dall’altro, …oggetti in disuso appoggiati da una parte, in aperto contrasto con gli altri oggetti nelle “vetrine”. Gli oggetti dei suoi quadri, dietro l’apparente immobilità nascondono sentimenti, trasmettono sensazioni di riflessione sulle immagini consumistiche e il loro relativo valore. Il carattere figurativo prevale nelle opere pittoriche di questo Artista sino agli anni ’70, le composizioni hanno un taglio quasi fotografico, prevale la visione prospettica e tridimensionale della realtà. Una scelta questa che non deve meravigliare. L’abilità tecnica del Franceschini, arricchita anche da una disponibilità psicologica, consegue agli studi artistici ed esperienze professionali di disegnatore e di docente di educazione artistica con relativa propensione a “disegnare”, tendenza del trascrivere mediante i segni dell’immagine, con riproduzioni tecnicamente perfette. Dalle “vetrine” soggetti di riflesso interno ed esterno, Flavio Franceschini si distacca alla fine degli anni ’70 e dopo un lungo periodo di riflessione e di ricerca, trova nuovi soggetti e si libera dalla ragnatela dell’iperrealismo. L’Artista trova, nella ripresa dell’attività di pittore negli anni ’90, una completa indipendenza dalla ricerca del lavoro fatto precedentemente… e usa nuovi strumenti tecnici per creare i suoi quadri, quali i tamponi che gradualmente sostituiscono i pennelli. Non c’è ripudio delle opere precedenti ma una frattura netta tra passato e presente. Dai caschi tecnicamente perfetti si arriva ad un getto casuale del colore che acquista una dimensione informe. Nelle opere pittoriche più recenti dell’Artista, si intravedono appena alcuni elementi figurativi e si giunge sino alla loro completa scomparsa. Non c’è più tridimensionalità, nè spessori, né volumi. .. tutto aleggia come una massa di colori intensi che tendono ad evaporarsi; il colore racchiuso in forme regolari tenta di uscire, disfarsi del contorno come per liberarsi da un spazio angusto e ristretto. Elemento dominante è la causalità dei colori che restano in ogni caso gli elementi fondamentali delle opere. Quale Franceschini scegliere … quello delle opere iperrealistiche o l’Artista che scava nei colori e gioca sulla loro intensa causalità? Invito ciascun visitatore della presente Mostra a ricercare la propria risposta interpretando le opere di questo bravo Artista.

Dott. Rinaldo Banchi

Adriano Sacco

Un filo rosso lega tutte le opere di Adriano Sacco e coinvolge dal primo momento il visitatore: è l’osmosi tra figura, paesaggio e introspezione psicologica. Non ci sono ritratti o persone (anche nell’accezione antica di “maschere”, ossia di individui), ma l’essere umano trasfigurato: un po’ simbolo, un po’ archetipo mentale e culturale, di età indefinibile, rispondente ai canoni di una bellezza assoluta nelle proporzioni e nelle forme. Questo anthropos è spettatore e protagonista della spiritualità percepita nelle cose come simboli realistici ma puramente mentali, inserito in paesaggi verosimili e al tempo stesso astratti, avviluppato da organismi proiettati dalla sua interiorità che sfuggono all’esperienza percettiva del reale e si confronta con un sé speculare in un duello ideale come l’alternanza tra il giorno e la notte. Vediamo distese d’acqua che mare non è, ma tavola da cui emergono ripide scogliere che in parte ne tracciano i confini frastagliati, così come le emozioni talvolta repentinamente turbano la precaria quiete del nostro “umore”. Sono specchi d’acqua che nascondono altri mondi e che con essi si fondono, lasciando affiorare altri paesaggi dell’anima e altri ancora: ricordi trasfigurati in pura immagine ed anche razionalizzati in semplici e flebili figure geometriche che s’inseguono e s’intersecano. Scorgiamo montagne trasparenti come il cristallo, sole e luna che potrebbero scambiarsi i ruoli e magari fondersi in un momento senza tempo, città in fiamme che in realtà non bruciano, ma evocano il desiderio di lasciarsi dietro quello che non vogliamo più portare con noi e dentro di noi. Si vedono libri aperti che perdono pagine non scritte al soffio di un vento che non c’è e che eppure fa gonfiare tende come sipari su scene in cui l’ultima battuta è già stata pronunciata; rovine di edifici mai esistiti nella realtà, ma ben presenti dentro di noi; porticati effimeri dove corrono figure inseguite dal tempo e sotto i cui piedi si aprono botole e scale che lasciano immaginare altri itinerari, altri paesaggi, altre vite. La scelta dei colori sottolinea l’evanescenza di delicati affioramenti o l’immanenza di forti emozioni cromatiche: rosa antichi delicati, incarnati chiari quasi eburnei, verdi tenui e appassiti che giocano con il turbinio del movimento, azzurri miscelati in tutti i toni fino all’algido indaco notturno; oppure sfolgorio di calda luce mediterranea con rossi, arancioni, violetti, gialli e squarci di luce che si pongono come perno di tutta una raffigurazione. Infine accanto a dipinti di dimensioni tradizionali, Sacco per alcune necessità espressive ha scelto forme e misure originali: come i grandi decoratori barocchi che spesso fuoriuscivano dagli spazi architettonici in nome di un’opulenta meraviglia da suscitare e di un estremizzato realismo, così gli spazi e le immagini dell’Io talvolta non si possono accontentare di un semplice rettangolo.

Luca Elisei

Carlo Sarri Una presentazione per i quadri di mio padre? Perché no, dal momento che i miei primi sguardi si sono soffermati su quelle immagini che riempivano le pareti di casa (e chissà che i miei primi “scarabocchi” non siano stati un tentativo di imitarli! ?!) Da adulto la mia percezione è naturalmente mutata: i quadri hanno catturato in modo diverso la mia attenzione e l’interpretazione delle forme, dei colori, è andata al di là della semplice osservazione per giungere ad un apprezzamento critico del lato artistico. Nella scelta che l’esposizione presenta, il criterio è stato quello di rappresentare, se pur approssimativamente, un percorso d’artista che potrebbe riassumersi in un primo tentativo, sperimentato a lungo, di raffigurare la propria visione del mondo in forme geometriche, solo apparentemente rigide, poiché il colore, nelle sue più intense o tenui sfumature, lascia trasparire l’apertura verso orizzonti più ampi. La riproduzione reiterata di schemi geometrici è stata abbandonata, in seguito, per dare spazio ad un colore “informale” che da solo plasma elementi della natura e/o l’universo delle emozioni. Da qualche tempo, infine, la continua ricerca è approdata ad uno stile figurativo particolare: accantonati (almeno temporaneamente) pennelli e tele, Carlo Sarri ha cominciato ad utilizzare le “umili” penne a sfera, dapprima nei classici monocolore (blu, nero e rosso) per scoprire poi la varietà di tonalità ricercata peraltro con cura minuziosa. La ricchezza di immagini, che trasfigurano i paesaggi per esaltarne gli aspetti più straordinari, offre uno scorcio significativo su un percorso in divenire che attraversa aspetti della realtà osservabile per fonderli sapientemente con elementi dell’immaginario, che prorompe nella trattazione cromatica dei singoli soggetti. È in questo tripudio di luci e colori, sottratti a fugaci visioni, che lo spettatore può avvertire l’effetto di un ritmo vivace di narrazione. Dall’osservazione di questi paesaggi non può non affiorare l’assenza di figure umane, tuttavia la loro presenza è come intrinseca, allusiva: non vi è mai la raffigurazione di uno spazio selvaggiamente abbandonato alla natura, ma si può scorgere l’intervento umano attraverso la distribuzione armonica degli elementi rappresentati (una casa, un campanile, un campo coltivato o più semplicemente alberi, piante, rocce in cui ciascuno può immedesimarsi intimamente in un connubio ideale). È difficile cogliere in questo percorso artistico rilevanti fratture o soluzioni di continuità, in quanto l’attività creativa non ha mai subito interruzioni o scosse turbolente, pur nella naturale evoluzione stilistica, ma è stata concepita come parte integrante della quotidianeità.

Lorenzo Sarri

Ringrazio mio figlio Lorenzo per lo presentazione, mia moglie Si/vana per l’aiuto e lo collaborazione e Beppe Minigrilli per le foto.

Flavio Franceschini

Si è diplomato presso l’Istituto Statale d’Arte di Volterra nella sezione alabastri. Ha insegnato Educazione Artistica presso la scuola media e lavorato saltuariamente per diversi anni come disegnatore presso studi di architettura. Per tre anni ha collaborato come vignettista presso il giornale Paese Sera per la cronaca fiorentina. Ha partecipato ad alcune mostre di satira di costume. Flavio vive e lavora a Firenze.

Franco Adriano Sacco

Nato a Valdagno (Vi) nel 1945, ha vissuto e studiato ad Aosta sino al 1985, anno in cui si è trasferito a Firenze e ove attualmente risiede. Attratto da sempre dall’arte, soprattutto pittorica, dopo aver frequentato giovanissimo corsi di pittura, ha continuato come autodidatta a dipingere e a cimentarsi in varie forme espressive quali disegno, incisione (acquaforte, acquatinta e stampa), acquarello, pittura ad olio e acrilica. Partendo da quelle tradizionali, ha sperimentato differenti tecniche e materiali diversi per ottenere nuove essenze materiche e trasparenze cromatiche.

Carlo Sarri

È nato a Sesto Fiorentino nel 1941. Ha studiato alla Scuola Statale d’Arte di Sesto Fiorentino e all’Istituto Statale d’Arte di Firenze, diplomandosi nell’Arte della ceramica nel 1961. Ha insegnato fino a qualche anno fa educazione artistica. Ha partecipato negli anni a mostre collettive e personali. Attualmente vive e lavora a Prato.

 

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