413 – La Bellezza Del’Arte

La Bellezza Del’Arte

 

Dal 01 Dicembre 2013 al 6 Gennaio 2014

“Centro Espositivo A. berti”
Via Bernini, 57 – Sesto Fiorentino

“La Soffitta Spazio delle Arti”
Piazza Rapisardi, 6 – Colonnata (Sesto Fiorentino)

Gianni Gianassi
Sindaco di Sesto Fiorentino

Nel 2010 abbiamo accettato una sfida. Creare un percorso artistico che, per la prima volta, unisse simbolicamente e fisicamente un luogo “alto” ed uno “basso” della nostra città, l’Unione Operaia di Colonnata e la tradizione artistica de “La Soffitta” con il Centro espositivo “Antonio Berti”.
Le tappe lungo cui questa avventura ci ha condotto sono state da allora suggestive e di grande fascino, partendo dall’opera incisoria e dall’arte vetraria di un grande maestro del XIX secolo, Sigfrido Bartolini, per giungere nel 20 Il all’opera del pittore ed incisore fiorentino Guido Spadolini. Nel 2012 si è concretizzata la bella esperienza di collaborazione con la Fondazione di Ca’ la Ghironda di Ponte Ronca di Zola Predosa che, in occasione dei venti anni dalla scomparsa del grande irlandese, ha portato a Sesto Fiorentino una straordinaria selezione di disegni e pitture di Francis Bacon.
Quella occasione di incontro, amicizia e collaborazione ha portato i suoi fnttti e non è rimasta una straordinaria, fortunata, ma infine isolata esperienza. Il solido rapporto instaurato con la Fondazione di Ca’ la Ghironda ha fatto sÌ che anche nel 2013 sia possibile avere a Sesto Fiorentino le opere del bellissimo museo d’arte moderna di Zola Predosa.
Quest’anno non celebreremo ricorrenze. Quest’anno, grazie all’appassionato mecenatismo di Francesco Martani potremo offrire alla nostra città una straordinaria rassegna delle opere raccolte nel museo di Zola, che si dipanerà lungo un filo conduttore, la bellezza, che dai grandi maestri del passato come Guercino e Van Dyck, attraverso l’opera di artisti come Viani, Morandi, Carrà e Sironi, ci condurrà fino alle latitudini sperimentali di Warhol e Basquiat.
La sfida di “Alto Basso” è stata lanciata, tre edizioni fa, con passione per l’arte e nella assenza quasi totale di risorse. Grazie alla presenza attiva sul territorio de “La Soffitta”, grazie allo sforzo, ricercato con determinazione, di attrarre sostenitori dell’evento, pubblici e privati, grazie aJla collaborazione disinteressata di un importante partner come il Centro Culturale della Fondazione di Ca’ la Ghironda e grazie ai molti che, mi auguro, verranno a visitare la mostra, mi sento di poter dire che questa affascinante scommessa sulle arti contemporanee è stata vinta.
Sesto Fiorentino, 31 ottobre 2013

Francesco Mariani
per il Gruppo “La Soffitta Spazio delle Arti”

Dire che questa è una “bella” mostra non è un atto di presunzione, per una volta. Il tema scelto è proprio la bellezza, comune denominatore di tutte le opere della Fondazione Ca’ la Ghironda, che anche quest’anno, per la seconda volta, ha generosamente deciso di prestare il proprio patrimonio artistico per la fruizione pubblica, credendo nel progetto che, assieme al Comune di Sesto Fiorentino, il Gruppo “La Soffitta” sta portando avanti da ormai quattro edizioni.
È dunque un vero piacere e una grande soddisfazione poter dare continuità al progetto “Alto Basso. Alla Soffitta e al Berti”, dare prova di perseveranza e credere fino in fondo nel valore della cultura, soprattutto in tempi come questi, dove le difficoltà logistiche ed economiche non sono poche. Un sincero e caloroso grazie, dunque, al Sindaco e all’intera Amministrazione Comunale, agli Enti e alle Associazioni e a tutti gli sponsor che ci sostengono: senza l’apporto di ognuno di voi tutto questo non sarebbe possibile. Un mio personale ringraziamento va a tutti i volontari del Gruppo La Soffitta che ancora credono nella gratuità del fare per poter realizzare eventi culturali ed iniziative sul territorio.
Con questa mostra rendiamo omaggio alla bellezza dell’arte, da Guercino a Basquiat, dal Seicento al Novecento, dimostrando che anche se cambiano i tempi, le culture, i modi di pensare e d’esprimersi, il Bello è sempre stato al centro degU jnteressi degli artisti e dell’umanità tutta. È proprio credendo nel bello dei valori, delle persone e delle cose, che riusciamo a portare avanti progetti come questo. E se l’anno in corso si chiude in “gran bellezza” riempiendoci gli occhi con il Bello, attraverso le opere qui esposte, questa mostra, a cavallo tra il 2013/2014, vuole anche inaugurare il nuovo anno, ricordando che nel 2014 “La Soffitta Spazio delle Arti” compie i suoi primi cinquant’anni. Cinquant’anni di eventi, di mostre, di iniziative, di persone che sono passate, altre che se ne sono andate, altre che rimangono ancora all’interno di questo gruppo storico, che è giusto festeggi un record di tutto rispetto.

Francesco Martani
Nessuna cosa è bella e pura come la persona umana

Il corpo umano è tenero e grazioso. I! Canova nelle Tre grazie, nella compattezza del blocco figurale, attraverso un gioco virtuoso, ottiene un equilibrio formale, raggiunto dai colloqui dei tre volti e dalle linee curve che le unisce, e da tutto ciò ne scaturisce la bellezza umana. La natura realizza sempre morfologie, dei corpi, delle entità terrestri di parola infinita. L’artista cerca sempre conquiste eroiche di vita da infondere nelle proprie opere, attraverso !’immissione di quel valore aggiunto, a volte indicibile, che è spiegato molto chiaro nella Bibbia « ••• e Dio prese la terra e modellò l’umano a sua immagine e somiglianza [ … ] e poi gli soffiò l’anima nelle narici». Si, perché l’opera dell’artista che inneggia alla bellezza, ha una propria interiorità che anima la sua vita. È questo il soffio misterioso primogenio che l’artista porta all’attenzione del mondo con la propria sensibilità, e soprattutto porta a valori che hanno un cuore. La bellezza, che è la qualità percepita dai sensi e che suscita sensazioni di deliri, la si sente spontaneamente attraverso l’esperienza, e ci fa emozionare e genera nella nostra intimità riflessioni benevoli nel mondo che ci attornia. I! Tiziano quando dipinse la propria Venere, la sentiva come materia viva, l’accarezzava e poi in essa immergeva il proprio pennello, in modo da trapassarla da materia statica e informe ad un universo liberato nello spazio. I! suddetto altista prima, Giorgione poi, nel dare forma alle proprie opere cercavano sempre di creare morfologie poetiche capaci di stimolare e di stupire con la loro bellezza, tale da lasciare senza fiato, perché l’opera deve parlare da sé, senza tanti fronzoli esterni. PerAristotele la bellezza corrispondeva alla verità; oggi, nell’ era contemporanea, il concetto di bellezza ha acquisito un senso nettamente diverso, meno profondo, in quanto la bellezza genera vari sensi di riflessioni, molte delle quali sono svuotate del loro contenuto proprio, circostanziale, acquisito perstrani indizi di consuetudine sociale. Nel campo dell’arte la bellezza coinvolge l’animo, la parte più recondita dell’autore, il proprio lo, la propria cultura nel senso temporale, poiché per l’artista le qualità corrispondenti ai canoni della bellezza restano validi per tutta la propria vita essendone coinvolto il sentimento, e la codifica come virtù, come classica di aspetto spirituale. Qui, in questa rassegna di opere, la bellezza corrisponde alla natura, come ha descritto Kant nella Critica del giudizio, dove il bello della natura, sia umana che vegetale o animale, va definita come bellezza naturale dell’arte al di fuori del giudizio di chi la esprime. La Venere di Urbino del Tiziano alla Galleria degli Uffizi di Firenze è apprezzata da tutto il mondo per l’abilità che l’artista le ha reso col colore, quel suo colorito, la cui bellezza va cercata nella maestria di dar vita a quella figura. Tale bellezza la ritroviamo anche, in egual misura, nelle sue opere a carattere religioso, per il fervore ed il gusto che vi ha diffuso vedi: L’adorazione della 55. Trinità. La bellezza in arte è stata ed è quindi il punto focale di molti artisti anche nella
contemporaneità. Un’opera è bella anche se priva di frivolità ed è rappresentata come fine a se stessa. Sostengo che la bellezza di un’opera d’arte non è legata ad un processo di intellettualizzazione
e che essa sia una azione intuitiva, al di fuori del razionale, dove la suddetta intellettualizzazione può favorire una inespressione verbale ma solo attraverso la contemplazione di essa la riteniamo bella.
William Hogarth, artista del 1700, ha affermato che la bellezza di un’opera d’arte deve possedere, anche se nuda, come nella Venere di Tiziano, armonia, corrispondenza al vero e conformità teologica espressiva.
Le opere qui presentate conducono tutte alla stessa riflessione e più specificatamente verso splendori di bellezza, che dai classici ci conducono, attraverso passioni senza tempo, alle ultime leve della pittura contemporanea, sempre nella ricerca del “Bello” aristotelico sopra ricordato, corrispondente, desideriamo e ci auguriamo al “Vero”.

BIBLIOGRAFIA

Renato Barilli, Corso di estetica, Il Mulino, Bologna 1995 (nuova ed.).
Umberto Eco (a cura di), Storia della bellezza, Bompiani, Milano 2004.
Elio Franzini, Maddalena Mazzocut-Mis, Breve storia dell’estetica, B. Monadadori, Milano
2003. Hans-Georg Gadamer, Scritti di estetica, Aesthetica Edizioni, Palermo 2002. Pietro Montani (a cura di), L’estelica contemporanea. Il destino delle arti nella tarda modernità,
Carocci, Roma 2004. Giuseppe Polipo, La mente estetica, Edizioni Psiconline 2009. Federico Vercellone, Alessandro Bertinetto, Gianluca Garelli, Storia dell’estetica moderna e
contemporanea, Il Mulino, Bologna 2003. Stefano Zecchi, La fondazione utopica dell’arte, Unicopli, Milano 1984. -, La bellezza, Bollati Boringhieri, Torino 1990. -, Il bmtto e il bello , Mondadori, Milano 1995. -, Capire l’arte, Mondadori, Milano 1999.

Giulia Ballerini

Nella sua millenaria tradizione, il Bello ha attraversato vari percorsi e cammini a seconda delle culture e dei tempi trascorsi. Il Bello e il concetto della bellezza hanno da sempre interessato ogni età e ogni civiltà. La bellezza, come un insieme di qualità rispondenti a dei canoni predefiniti, è funzione del tempo e della propria cultura, poiché tali canoni cambiano nel tempo, ma restano validi per il periodo indicato. Tendenzialmente gli storici dell’arte e la critica in generale non usano il termine “bello” per definire un’opera d’arte, nell’accezione che il termine voglia implicare un giudizio: dunque il bello è relativo. Seppur al centro di centinaia e centinaia di libri dedicati all’estetica e alle fOlme del bello e malgrado tutti i modelli e gli strumenti interpretativi che servono ad accostarci al concetto di bellezza, il Bello non è una categoria definibile. II fatto che del bello non si possa dare una definizione esaustiva, non deve sembrare una sconfitta per la tiflessione estetica, ma anzi il raggiungimento di una maggiore consapevolezza da assumere di fronte alle singole e diverse opere d’arte, specie se in una mostra come questa le opere, selezionate dalla collezione della Fondazione Ca’ la Ghironda, appartengono ad autori, a periodi e culture molto diverse tra loro. I criteri classici nella valutazione di un’opera d’arte sono l’armonia della composizione, il rispetto del canone, la corrispondenza al vero e il rispetto delle proporzioni vitruviane. Mentre con i criteri moderni c’è stata una progressiva accettazione, da parte della critica, del distacco definitivo dalla secolare tradizione del mondo della rappresentazione, grazie a Kandinsky e all’astrattismo, grazie alle deformità inserite da Francis Bacon, per esempio, o da Picasso come norme del bello, e alle imperfezioni e provocazioni di tanta arte contemporanea. Dall’idea di un perfetto ordine cosmico, che collegava il bello al vero e al bene, siamo giunti in età moderna all’esperienza del molteplice, dell’individuale e dell’inclassificabile, e quindi a partire dalla fine del Settecento, ad una netta rivincita del brutto. È soprattutto nel XX secolo che si rivendica il valore estetico della deformità, delle dissonanze e perfino del caos come generatore di ordini sconosciuti. Ciò non deve far gridare alla “morte dell’arte”, come si sente ripetere, o all’inevitabile tramonto del bello: sarebbe «un segno di semplicistico catastrofismo», come sostiene Remo Bodei. «Il bello tiene sempre in serbo la sua ultima arma: la sorpresa. Continuano così a sorgere forme impreviste di bellezza, che brillano in nuove costellazioni, anche se non sempre vengono immediatamente notate». In questa esposizione, abbiamo scelto di indagare il concetto della bellezza nell’arte attraverso opere diverse e tramite alcune sezioni in cui possiamo ascrivere il Bello proviamo a ripercorrere il lungo cammino del senso, nelle sue diverse forme: -Il Bello come ordine e misura -La Bellezza nel ritratto e nel volto e sue metamorfosi -Il Bello tra la forma e l’Informale -Il Bello e il suo opposto: l’estetica del Brutto e il Borderline -La Bellezza oltre il reale: sacro e profano, celeste e terreno, divino e sublime.Le prime tre sezioni saranno mostrate nello spazio espositivo del “Centro Antonio Berti”, nella parte bassa della città; le altre due sezioni, dedicate una all’opposto del Bello (il Brutto e il borderline) e l’altra alla bellezza che trascende il reale, saranno visibili a Colonnata, nella parte alta della città.
Questi aspetti sono l’altra faccia della medaglia, nelle diverse sfaccettature della bellezza e nelle molteplicità dei suoi aspetti. Le due grandi parti in cui è divisa questa mostra dedicata al Bello sono l’una il complementare dell’altra: partendo dal basso, si segue il percorso della bellezza nella selezione dei quadri in esposizione, fino a salire fisicamente negli spazi de “La Soffitta Spazio delle Arti”, quasi una sorta di cammino ascensionale verso le opere che rappresentano il sacro, il divino e il sublime.

 

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