416 – Mailart Internazionale

 Mailart Internazionale

 

Dal 02 Marzo al 6 Aprile 2014

presso La Soffitta.

Seduzione è lo parola che descrive al meglio li mio primo incontro con queste preziose opere d’arte.
Ricordo ancora lo mia attesa di quel pomeriggio dava n,ti al grosso cancello che non si apriva . . davanti a quello spazio, a quel’la frontiera oltre lo quale frammenti di storia deWarte moderna e contemporanea trovavano forme, e disegni, ed autografi.
Piccole opere d’arte che consentono una magica forma di comunicazione tra due persone che non si conoscono e che per lo prima volta si incontrano davanti a piccoli spazi colmi di significato e riconoscenza.
Ogni cartolina nasconde un messaggio, sembra che “ti parli senza dire” ma soprattutto rappresenta una complicità fantastica ed unica tra l’artista e chi attende lo sua cartolina che solo questa forma d’arte può esprimere.
Mail Art è fiaba.
Mail Art è sintesi grafica e creatività.
Mail Art è cultura.
la cultura permette di capire ed agire meglio.

Elena Konstantos

Si ringrazia:

Il Comune di Sesto Fiorentino Il Sindaco Gianni Gianassi Il Consigliere delegato alla Cultura Massimo Rollino Il Gruppo “la Soffitta Spazio delle Arti” in particolare Francesco Mariani
per lo loro disponibilità a un progetto artistico fruibile nel mondo Il Circolo “Arci Casa del Popolo Colonnata” per aver concesso l’ospitalità I volontari “la Soffitta Spazio delle Arti” Edilio Magli e Claudio Saligari

SESTO FIORENTIINO ACCOGLIE L’ARTE MONDIALE GRAZIE ALLA MAIL ART

Da diversi anni ormai lo città di Sesto Fiorentino dimostra una significativa attenzione e un ampio interesse verso iniziative e manifestazioni inerenti lo promozione e lo valorizzazione dell’arte, da quelle maggiormente legate alla tradizione ai linguaggi espressivi artistici della contemporaneità.
1’1 territorio può vantare lo presenza di diverse realtà associative che operano in questo ambito e che qui hanno trovato terreno fertile per realizzare eventi di elevato livello qualitativo, contribuendo alla crescita e allo sviluppo culturale della comunità .
L’Amministrazione Comunale di Sesto Fiorentino ha colto questo fermen,to, l’ha supporlato nel tempo, anche dando vita a nuovi spazi pubblici cittadini, quali ad esempio il Centro Espositivo Antonio Berti, inaugurato nel 2009 e divenuto, fin da subito, luogo centrale per l’ospital’ità di progetti espositivi di pregio.
Sono state attivate collaborazioni che durano nel tempo e che hanno contributo alla realizzazione di alcuni appuntamenti fissi delila programmazione culturale sestese quali “Comune di Vetro”, “Alto/Basso”, consentendo di esporre in città opere di artisti di dichiarata fama nazionale e internazionale come Marco Fidolini, Salvatore Cipolla, Piero Tredici e ancora Francis Bacon, Guercino, Morandi, Wharol, Basquiat, Van Dick, Sigfrido Bartolini, Guido Spadolini e Fernando Farulli.
Tra i protagonisti di questo fervore, vi è sicuramente lo Soffitta -Spazio delle Arti, realtà che proprio quest’anno festeggia 50 anni di attività. E’ quindi con ulteriore orgoglio e piacere che presento lo nuova mostra, da questa promossa, sulla Mail Art, che sarà ospitata a Sesto presso lo spazio associativo omonimo.
Un’ esposizione che si propone come un vero e proprio spaccato dell’ arte de! Novecento e del secolo appena iniziato. Le cartoline spedite dagli artisti, tutte opere uniche, rappresentano una fresca e importante testimonianza della loro arte e straordinaria capacità . Ognuno di esse esprime l’evoluzione dell’arte contestualmente al periodo storico in cui è stata prodotta. La mostra consentirà di entrare a contatto con le più importanti presenze artistiche mondiali del XX secolo. Oltre a questo l’esposizione è sicuramente un’imperdibile occasione per conoscere l’evoluzione della mail art, considerata uno dei movimenti artistici più longevi della storia, interessante anche perché attraverso lo scambio delle “cartoline postali” si manifesta l’incontro non solo tra persone che non si conoscono, ma che affidano all’atro lo propria sensibilità artistica e culturale.
Mi auguro pertanto che questa nuova esperienza trovi un pubblico interessato e numeroso, poiché grazie alla mail art lo città di Sesto Fiorentino accoglie l’arte mondiale.

Il Consigliere Delegato alla Cultura
Massimo Rollino

IL MISTERO DELLA CASSAPANCA

La nonna gli aveva raccomandato di non aprire quella porta, ma o quattordici anni lo curiosità è più grande di ogni altra cosa, II ragazzo saH quella rampa di scale di legno, facendo attenzione a dove metteva i piedi per non for scricchiolare le tavole di pioppo che servivano da scalini. Aprì lo porta massiccia ed entrò nella penombra della soffitta. Una fascia di luce entrava da un finestrino sul lato sinistro e andava a colpire una cassapanca di noce, lunga un paio di metri, alta settanta centimetri. Il ragazzo sollevò il coperchio. All’interno c’erano dei vecchi vestiti della nonna e, in fondo, una busta di plastica che conteneva delle vecchie cartoline postali, con dei piccoli disegni, firmati con nomi strani come Modigliani (indirizzata a Ada Mori: arrivederci all’Accademia a Gennaio!, Boccioni (indirizzata a Gianna Romiti, con un volto di donna: Come ti ricordo), ed altre ancora, firmate Wassily (Kandinsky], Matisse, Klee, Monet, Ruiz Y Picasso, II ragazzo domandò a sua madre Genny di cosa si trattava e lei disse che appartenevano ad un fratello della nonna paterna, che aveva una bottega di “pannina” nel Fillungo a Lucca e collezionava quelle “robe”. Non soddisfatto della spiegazione, il ragazzo, che allora abitava in Via degli Alberghi 27, Costellare di Pescia -Pistoia) fece vedere le cartoline alla sua Maestra di scuola e fu lei a suggerirgli quello che sarebbe stato il suo hobby per i successivi 65 anni: “Perché, invece di chiedere gli autografi ai cantanti e attori, non li chiedi ai pittori di tutto il mondo”, gli disse. La Maestra fece anche di più, confezionando per il ragazzo una letterina in tre lingue (italiano, inglese e francese) che diceva più o meno, così: “Caro Maestro, sono un ragazzo di quattordici anni (eravamo nel 1946) innamorato della sua arte e mi piacerebbe avere un suo autografo, magari con un disegnino sul cartoncino che le invio col mio indirizzo sul retro”. La Maestra Matilde si diede anche da fare per cercare i primi cataloghi con tutti gli indirizzi degli artisti e tutte le settimane attendeva Ile risposte col ragazzo, risposte che non tardarono ad arrivare puntuali, prima da parte dei pittori toscani come Rosai, Soffici, Primo Conti, Annigoni, Giuseppe Viviani, poi da tutti gli altri. Iniziava così per il ragazzo un lungo periodo di ricerche di cataloghi, indirizzi, mentre terminava le scuole Medie, l’Istituto Tecnico Agrario di Pescia, per iscriversi alla Facoltà di Scienze Economiche all’Università di Pisa, Ormai quel ragazzo era diventato grande e lo sua collezione di arte postale (Mailart) non aveva tregue, Quintali di cartoncini e centinaia di francobolli consuma vano Ila paghetta settimanale che babbo Lelio gli elargiva, Lo studio lo occupava moltissimo e quel giovane si laureò nel 1958 con lo tesi: “L’economia della Toscana sul mercato floreali colo di Pescia”. Questa tesi gli era stata consigliata dal sindaco della sua città, che lo avrebbe voluto come direttore del mercato dei fiori che si stava costruendo. Ma quando il diavolo ci mette lo coda sono guai. Proprio qualche mese dopo il sindaco cambiò e cambiò anche lo politica a Pescia. II posto di Direttore del Mercato fu preso da un suo amico che era Perito Agrario, Fu quella, forse, una delle sue poche fortune. Il neolaureato, che si chiamava Eraldo Di Vita, che per qualche mese lavorò presso l’azienda di un amico, che nel frattempo si era sposato e che aveva avuto un figlio, una mattina di Luglio del 1961, prese il treno per Milano e si fermò una settimana in casa di una zia materna che faceva lo portinaia in Via Andrea Doria al 39, di fianco a Piazza Loreto. Que)l’uomo ero io. Misi un annuncio sul “Corriere della Sera”: “Laureato in Economia e Commercio, ventinovenne, lingua inglese e francese scolastiche, cerca lavoro “. Mi risposero lo Pirelli (che aveva bisogno di un laureato per l’ufficio contabile], lo Burroghs inglese (che vendeva macchine contabili per le banche) e “La Voce del Padrone” (una Casa Discografica che aveva bisogno di un laureato per l’ufficio Stampa), Scelsi “La Voce del Padrone” e fu’i assun,to come primo impiego a 90 mila lire al mese. Ma ero a Milbno e ogni sera, LJscito dal lavoro di Via Domenichino, andavo a visitare tutte le mostre d’arte. Cominciavo a conoscere anche tutti i pittori di Milano e poiché tutti amavano lo musica mi era facile avere le mie cartoline in cambio di dischi: musica per Migneco, musica classica e operistica per Cantatore, Sironi, Manzoni, Chighine, Fontana, Crippa, Dova, Baj, Michele Cascella, Mario Vellani Marchi e tutti gli altri. Frequentavo il Bar Jamaica di Via Brera. Era il bar degli artisti e pagavo aperitivi a tutti. Quando facevo un cocktail ai giornalisti per un cantante invitavo anche tutti i pittori, specialmente quando il mio ufficio era in Piazza Cavour sopra lo libreria-galleria omonima di Renzo Cortina, un grande cultore d’arte e di letteratura.
Nella Galleria di Renzo Cortina arrivavano proprio tutti: Salvatore Fiume con due modelle somale completamente nude, il veneziano Eulisse con lo tuta da Batman, Luciano Minguzzi con gli stivali realizzati da un suo disegno, Paloma Picasso esperta in racconti immorali, Dino Buzzati con i suoi disegni sul Poema a Fumetti, Crippa e Trojani che scommettevano a chi si sarebbe portato a letto per primo lo signora bionda che era appena entrata, Enrico Baj, Harloff, Cassinari, Brindisi, Bertini, Mario Tozzi claudicante, Antonio Recalcati che imitava Giorgio De Chirico e tutti gli altri.
Incominciai anche a collaborare con molte testate giornalistiche della Rizzoli, Rusconi, Editrice Universo, Mondadori, divenni giornalista e critico d’arte. Facevo più articoli per i pittori che per i cantanti della mia scuderia (Donaggio, Renis, Albano, Arigliano, Carosone, poi De Andrè, Nomadi, Mia Martini, Rettore, Minghi, Mango, Mietta, Bongusto e cento altri). I pittori mi regalavano un quadro per ogni articolo e io andavo a venderli il giorno dopo a cinquantamila lire per integrare lo stipendio di centomila.
Mi dividevo in dieci per andare a trovare Mario Tozzi a Suno di Verbania, Renato Guttuso a Velate di Varese , Salvatore Fiume a Canzo.
A Roma, dove andavo spesso per parlare con i dirigenti RAI, conobbi De Chirico, Schifano, Festa, Angeli, Pirandello, Turcato, Novelli. Tutti erano ghiotti di musica ed io ero prodigo di dischi.
Avendo lo possibilità di viaggiare molto per lavoro, a Parigi (al seguito della Piaf, Becaud e Distel) conobbi Chagall, Dubuffet, Tamburi, Pignon, Braque, Soulages, Mathieu, Masson, Duchamp, Fautrier; sulla Costa Azzurra Picasso, Matisse, Cocteau; a Bruxelles (al seguito di Salvatore Adamo) Magritte e Delvaux; a New York (al seguito di Frank Sinatra, Nat King Cole, Santo & Johnny) Rothhko, Warhol, Hopper, Oldenburg, Dine, Indiana, Wesselmann, il gallerista Leo Castelli, che a sua volta mi presentò Raushenberg e lichtenstein; a Londra (al seguito dei Beatles, Cliff Richard e gli Shadows) Francis Bacon, Moore e Sutherland. In Spagna (in tournèe con Pino Mango) conobbi Dalì e Mirò.
Insomma, non mi sono mai stancato di conoscere artisti, di scrivere e lavorare per loro e lo Mailarrt mi ha accompagnato per tutta lo vita, raccontandola con pubblicazione di libri e cataloghi (vedi: Il recupero della memoria).
Ma cos’è questa Mailart o Arte Postale?
A parte lo corrispondenza tra i pittori dell’Ottocento e del primo Novecento, compresa quella fra Vincent Van Gogh col fratello Teo, il primo riferimento è con le avanguardie storiche, ma poi col passare del tempo acquista una sua autonomia linguistica, una sua ideologia operativa e diventa un interMedia.
Fluxus ne traccia i percorsi base, con lo Poesia Visiva, lo Conceptual Art e l’Arte Povera, che concorrono a formare l’estetica della Mailart e più tardi quelle della Fax Art e Computer Art, fino alla Street ArI. La necessità di comunicare in modo creativo e l’uso della posta come “mezzo” sono alla base del sistema e delle ragioni della sua esistenza,
Il rapporto tra persone fisicamente lontane, tra persone di culture diverse è uno degli aspetti più esaltanti della Mailart e il fenomeno è in continua espansione. Non esiste pittore al mondo che non si sia cimentato, anche senza sa perlo, con lo Mail Art ed è impossibile sapere quante migliaia di persone frequentano questa “disciplina”.
Quotidianamente si ricevono inviti, comunicazioni, cataloghi, lettere, cartoline: si è sommersi da una frenetica sollecitazione operativa, da un concitato fervore, si deve fare, spedire, rispondere, comunicare, comunicare e comunicare.
La Mailart non è soltanto arte spedita per posta e neppure solo arte che si crea per mezzo del servizio postale, è molto di più.
Maturando all’interno del network si può osservare come ognuno di noi può far parte di una fitta ragnatela di comunicazioni e tutto ciò fa si che l’artista diventi un elemento di quel gigantesco mosaico in continua espansione chiamato Arte Postale.
Per quanto riguarda lo parte commerciale, l’Arte Postale, non seguendo i normali canali di vendita, gallerie e aste pubbliche, fino a poco tempo fa veniva considerata un’arte minore. Oggi, vista l’importanza dei nomi che vi fanno parte è diventata una ricerca minuzioso da parte dei collezionisti più attenti e anche il riconoscimento di questi documenti mai catalogati dagli artisti in quanto considerati curiosità e divertimenti pittorici, sono presi in considerazione da parte degli archivi, delle fondazioni e aventi diritto.
Una esposizione al pubblico di un’ operazione di Arte Postale può diventare di massa poiché si presenta molto stimolante e didattica anche ad un pubblico non qualificato. Stimolante perché è un incitamento alla comunicazione interpersonale e didattica, quindi formativa, per il valore esemplificativo delle sue svariate tecniche, semplici e immediate.

Eraldo Di Vita

INCONTRO CON LA MAILART (ARTE POSTALE)

“C’era una volta lo cartolina postale”, che evoca un sentimento di stringente nostalgia e di rimpianto, poiché ci ricarda l’inesorabile scorrere della vita, e da questo punto di vista il collezionismo si esprime nei termini di un atto esorcistico teso a cancellare lo dimensione del divenire storico. Si tratta di un collezionismo che è profondamente cambiato: lo cartolina postale direttamente affrancata è stata sostituita con appositi cartoncini, quasi tutti della misura di cm. 14×21, con l’indirizzo del richiedente da un lato e lo spazio bianco dali’ altro lato, che venivano inviati in busta chiusa all’artista, con preghiera di ritornarli con l’autografo e, magari, con un piccolo disegnino sul retro. Alcune volte l’operazione funziona, altre no, ma il mailarista non molla mai, insiste e arriva, come vedremo, anche al compromesso di un cambio merce. Infatti, quando il Di Vita, che è nato a Montecarlo di Lucca nel 1932, dopo essersi laureato in Scienze Economiche all’Università di Pisa, nel 1960 si impiega a Milano presso lo Casa Discografica “La Voce del Padrone” in qualità di Capo Ufficio Stampa e Pubbliche Relazioni, inizierà lo regalia dei dischi di musica classica, operistica, jazz e leggera ai pittori di tutto il mondo. Naturalmente i dischi sono acquistati dal Di Vita con lo sconto del cinquanta per cento. In questa maniera i rapporti migliorano grandemente, awantaggiati anche dal fatto che il Di Vita, essendo anche giornalista, ha lo possibilità di scrivere articoli per i pittori e di farli pubblicare sulle varie testate giornalistiche. Nell’ambito della Mail, Art, lo cartolina artistica oltre che veicolare delle memorie grafiche, si dimostra un utile deposito di tracce di diversa natura. In primo luogo essa veicolo delle scritture, dei pronunciamenti saturi di senso deputati a cementare delle relazioni m significative, a rinvigorire dei legami. Le cartoline ospitano inoltre dei segni di un transito. In esse è riconoscibile il luogo di partenza e quello di arrivo e in qlJesto senso lo cartolina si a metaforizzare sia il viaggio che il senso libertà che questo porta con sé. C’è poi il passag.gio di mano da un collezionista ad un altro e da questo punto di vista ogni collezionista è spinto a fantasticare sui transiti degli oggetti che è riuscito a raccogliere e, nel nostro caso, a curiosare nei luoghi dell’intimità altrui. Vi sono infine le referenze storiche garantite dalla timbratura del francobollo e delle eventuali tracce delle aggiunte che mano invadenti possono aver fatto durante i passaggi delle cartoline collezionate, un piccolo mondo intrigante e meraviglioso in un frammento di carta. La Mail Art è stata definita come una forma di collezionismo non inferiore a quello normale, per amatori d’arte che desiderano entrare in possesso di un’opera unica, seppure di piccole dimensioni, dipinta a mano da artisti famosi o quantomeno emergenti in campo internazionale. Storicamente, le radici della Mail Art risalgono al 1869, anno in cui l’Austria mette in vendita lo prima “Correspondenz Kart”, un cartoncino color crema di cm. 8,5x 12,2. Come uscirono le prime cartoline fu subito collezionismo. L’evoluzione della Mail Art fu rapida in tutto il mondo e negli anni Sessanta, negli Stati Uniti, Ray Johnson ebbe lo paternità del Movimento Mailarista. Il mio libro: “Ma i lart-ll recupero della Memoria” nasce dal ritrovamento in una cassapanca nella soffitta della nonna paterna, nel 1946, di alcune cartoline collezionate dal fratello della nonna che riportano dei disegnini firmati da Modigliani, Matisse, Klee, Kandinsky, Macke, Fattori. Un incitamento della Maestra di scuola fu sufficiente a farmi continuare quella collezione e appassionarmi ad una ricerca che dura tutt’oggi. Decine di cataloghi ricercare gli indirizzi artisti In tutto il centinaia di cartoncini, buste per lettere, di francobolli (lo mia paghetta settimanale era spesa per procurarmi questo materiale) e poi l’attesa trepidante de’I postino, ogni mattina, seduto sotto lo buca delle lettere. Cosa spinga un artista a rispondere ad uno sconosciuto che lo invita ad entrare nel circuito della Mail Art non è facile da capire. AI di là della sempre presente variabile “generosità”, molti sono i fattori che garantiscono il successo dell’iniziativa. In certe contingenze pare operi il meccanismo psicologico-culturale evidenziato da M. Mauss, nel suo noto “Saggio sul dono”. Per il grande antropologo francese, ogni dono comporta l’impegno ad un controdono, alla restituzione. S’innesca così una circolarità virtuosa, che può veicolare le cose più diverse. Nel mio caso, si regala per lo più seduzione e si risponde con lo riconoscenza. Per lo precisione, come abbiamo già detto, alcune nostre cartoline sono il risultato di una restituzione pittorica ad un “dono musicale”. Questa caratteristica rende il nostro scambio in qualche misura sacro. Tutto ciò si consuma per lo più all’insegna di un incontro fra due persone che non si conoscono, ma che si affidano ad una complicità fantastica. Un suggestivo mistero di conseguenza awolge l’evento. Probabilmente è questo il cuore della Mail Art.
Per completare lo collezione e lo presente pubblicazione abbiamo scelto una forma di seduzione che chiama in causa il meccanismo del “prestigio genera prestigio”. In altri termini, lo possibilità di trovare spazio fra i nostri prestigiosi artisti internazionali è stata lo molla che ha spinto gli artisti contemporanei che abbiamo contattato a produrci una piccola opera d’arte da includere nel nostro catalogo.
Una sottile complicità lega il collezionista ai suoi referenti, e viceversa. La sua incidenza è imponderabile. La sua profonda natura, inoltre, sfugge alle leggi della comprensione razionale. In fondo c’è qualcosa di magico e di misterioso in questo straordinario palcoscenico della cooperazione innescata dai bisogni del collezionista. Dare un nome a tutto ciò non importa. Quello che conta è che l’intraprendenza, lo costanza del collezionista e lo generosità dei suoi interlocutori, si sposino armoniosamente insieme per dare concretezza al più ambizioso sogno del collezionista di Mail Art: possedere un significativo frammento di storia dell’arte moderna e contemporanea.
Quando un artista si impegna a risponderci, accetta una sfida affatto banale: quella di impegnarsi nell’oneroso compito di dire qualcosa di significativo in un piccolo spazio. Nascono così delle intriganti Miniopere d’arte, che esprimono spesso una vigorosa creatività e una straordinaria sintesi grafica. Nell’occasione, l’artista ci restituisce un prodotto pittorico riconoscibile come tale. Egli si pronuncia giocosamente in uno spazio avaro con dei prodotti pittorici che esprimono una rilevante valenza artistica.
Le pagine di questo Catalogo ospitano delle testimonianze che coniugano al meglio l’agire artistico e lo pratica del collezionismo frequentato da due uomini che dell’arte hanno fatto quasi un loro sistema di vita: Il primo si chiama Eraldo Di Vita, che fin dal 1946 ha raccolto, come quadrifogli nel grande prato della pittura, tutti questi documenti in tutto il mondo e il secondo è Giuseppe Ferro, che da grande amatore d’arte ha fatto proprie tali testimonianze per promuoverle e mostrarle al pubblico con questa mostra. Tutti questi lavori posseggono le autentiche e le autorizzazioni alla pubblicazione da parte delle Fondazioni, degli Archivi, dei parenti degli artisti e gli aventi diritto di tutti i pittori, a partire da Vedova, Music, Campigli, Rotella, Turcato, Novelli, Marino Marini, Bianco, Zavattini, Antonio Bueno, Paulucci, Chighine, Manzù, Ruggeri, Rognoni, Dorazio, Già Pomodoro, Germanà, Uncini, Pascoli, Minguzzi, Mattioli, Gallizio, Festa, Angeli, Mandelli, Oriani, Depero e decine di altri, italiani e stranieri.
Comunque, una collezione come quella pubblicata in questo catalogo è destinata a suscitare l’interesse dello storico dell’arte. Qualcosa di fiabesco sarà da lui riconosciuto in questa produzione. Il suo nostalgico sguardo lo porterà a ripensare ad un tempo nel quale lo fattiva collaborazione che ci ha consentito questo lavoro era ancora possibile. Probabilmente, questo è destinato ad essere un collezionismo di frontiera. Domani, forse, le nostre collezioni d’arte potranno essere ammirate quasi esclusivamente via internet, attraverso il freddo schermo del nostro computer.

Eraldo Di Vita

 

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