417 – Antonio Berti

“Acquarelli”

 

Dal 13 Aprile al 11 Maggio 2014

presso La Soffitta.

Antonio Berti. Toscana e Tunisia: la scoperta del colore liquido.

Antonio Berti è un nome ben noto a Sesto Fiorentino e rievoca all’istante la figura dell’eccellente e originale scultore. Ma l’Antonio Berti cui “La Soffitta” dedica in questi giorni i suoi spazi è personaggio del tutto diverso, eppure per certi versi affine. Egli non ha frequentato Istituti o Scuole d’Arte, non è noto negli ambienti artistici, si è accostato al disegno da autodidatta e quasi esclusivamente in un particolare e ultimo periodo della sua vita. Elementi di affinità tra i due sono una lontana parentela, l’origine sestese con radici mugellane, l’inclinazione creativa. Antonio Berti nasce a Sesto il 15 marzo 1944 e qui vive gran parte della sua vita lavorando nella manifattura di famiglia, dove si decorano soprattutto vetri e qualche oggetto di porcellana. La sua scuola è qui, dove viene a contatto con le tecniche ornamentali che arricchiscono tramite i colori e l’oro superfici vitree già colorate e di forme varie. Nonostante la produzione mantenga canoni ormai prefissati, essendo destinata all’esportazione, il Berti non smette mai di pensare, ideare, progettare nuove forme, nuove decorazioni. Quando poi per un breve periodo tenterà la strada di una piccola impresa privata personale, avrà modo di mostrare la sua originalità in oggetti stilisticamente nuovi ma sempre formalmente eleganti. Tuttavia il materiale resta principalmente il vetro: pannelli, vasi, lampade, variamente decorati e finalizzati all’arredo. Antonio Berti è uno spirito curioso e costantemente interessato alle novità.Viaggia moltissimo all’estero, in prevalenza per motivi di lavoro che lo portano in Paesi lontani come Stati Uniti e Giappone. Proprio a Tokyo ha modo di presentare alcune sue creazioni. Nel 1993 avviene un importante cambiamento nella sua vita: si trasferisce in Tunisia, dove si adatta immediatamente al clima, a lui congeniale, e alla vita sociale di quel Paese che fino all’ultimo considererà la propria “casa”. Qui, affascinato dalla luce abbagliante e dai colori det mare, della terra, del cielo, delle case e dei fiori che debordano dai muri, decide di dedicarsi alla pittura per fermare aspetti di una natura varia e generosa che ogni giorno lo incantano. La tecnica che impiega è l’acquerello, che gli consente di ricreare quella luce talvolta intensa talvolta radente che sempre pare animare i colori degli oggetti e del paesaggio. E il disegno si avvale di tratti delicati che marcano lo strumento acqueo con cui si stemperano le tinte. Nascono così vedute di strade, case, architetture moresche, scorci di mare e di cielo. Disegna e dipinge anche nature morte con frutti e fiori, dove talvolta il marchio della Tunisia si svela nella decorazione di una ciotola o di un tessuto. La pittura lo assorbe in modo totale. E non dimentica mai le sue origini toscane. Tornando spesso in Italia, avrà modo di ripensare e riprodurre ·i paesaggi familiari -del tutto differenti da quelli nordafricani -delle campagne nei dintorni di Sesto e di Calenzano o del Mugello. Da sottolineare, infine, la cura attentissima che rivolge ai suoi dipinti per quanto ne concerne la presentazione all’occhio dello spettatore, tanto da curare la cornice stessa, che egli lavora personalmente e rifinisce con decorazioni originali che ben si accordano al soggetto incorniciato esaltandolo, a ulteriore dimostrazione della versatile abilità e fantasia dell’autore. In Tunisia, dove si è dedicato anche ad attività di insegnamento nell’ambito figurativo, Antonio Berti ha avuto l’opportunità di partecipare a varie mostre, per lo più collettive, affollate e seguite con interesse, come chi scrive può dimostrare per averle visitate di persona più volte. Purtroppo, in seguito ai drammatici avvenimenti che hanno coinvolto la Tunisia in questi ultimi anni, la testimonianza delle numerose mostre del Berti è andata perduta, ma essa rimane nel ricordo di tante persone, amici, parenti, colleghi, che hanno avuto la fortuna di apprezzarle, congratulandosi con l’autore per le sue immagini dallo stile naif e talvol,ta un po’ impreciso, ma sempre spontaneo e frutto di una passione sincera e tenace che è durata fino agli ultimissimi· anni della sua vita.

Massimo Vitartali

 

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