418 – Alda Merini DIVA

Un omaggio di Giuliano Grittini

 

Dal 5 Ottobre al 2 Novembre 2014

presso La Soffitta.

Presentazioni

La semplicità è mettersi nudi davanti agli altri” scriveva Alda Merini. E ci vuole coraggio, forza e grande autodeterminazione per mostrare al mondo le proprie fragilità. Alda Merini si è sempre mostrata nuda e umile nella sua geniale e amabile follia. Le hanno imposto maschere che sono diventate poi prigioni, ma non ha mai piegato la propria personalità alla volontà altrui, reagendo con la dolcezza e la potenza dei versi, che oggi più di ieri sono un manifesto di libertà. La forza liberatoria della parola è un’arma affilata che spaventa chi le opinioni non le ha se non riflesse negli specchi altrui. Alda Merini questo lo sapeva e ha trovato il modo di raccontarlo anche in un non-luogo qual è il manicomio che “esclude il mondo ma penetra in una profondità vertiginosa, donde sale una intollerabile dolcezza di fiamme e di luce”, come dice Giorgio Manganelli. Una donna fuori dal tempo, così era Alda Merini. E lo sarebbe stata anche oggi, probabilmente. Libera e delicata, in un mondo di uomini che non vede la diversità se non come malattia. Una donna che spaventa perché ha il potere dell’intelligenza e del pensiero. Un esempio per tutti, ma soprattutto per tutte noi. La mostra vuole rendere omaggio a questa figura che ha segnato i nostri tempi, con una forza quasi lacerante. E come tutte le grandi donne, ci fa sentire ancora più piccoli di fronte alle nostre viltà e alle nostre pochezze. Ma Alda Merini non è un’icona intoccabile e inawicinabile, ha la sacralità rara della pura semplicità. Mi rivolgo alle ragazze e ai ragazzi: leggete anche solo una poesia di Alda Merini. Non la lascerete più perché la libertà è contagiosa.

Sara Biagiotti
Sindaco di Sesto Fiorentino

La cultura è ovunque. Alcune volte è nascosta e altre è palese. Altre volte è organizzata e spiegata, altre volte ti viene a cercare in maniera casuale. La cultura la puoi incontrare in qualsiasi luogo e in qualsiasi momento. E non si presenta come “cultura alta” o “cultura bassa”, non è così schematica né così formale. lo, per esempio, Alda Merini l’ho conosciuta un sabato, alla fine del telegiornale delle una e mezzo, nell’inserto culturale curato da Vincenzo Mollica. In quello scorcio televisivo, coperto dal rumore delle posate e dalle distrazioni di un pranzo in famiglia, rimasi colpito dall’immagine di Alda, intervistata nella sua casa milanese sui Navigli: stesa su di un Ietto, con una sigaretta in bocca e quel suo sguardo che con forza fragile sembrava tenere insieme serenità e sofferenza. Alzando il volume ascoltai la sua voce rauca e magnetica che, tra una domanda e l’altra, leggeva bisbigliando alcune sue poesie. Questa mostra fotografica della galleria La Soffitta Spazio delle Arti permette di vedere da vicino proprio la sua fisicità, di focalizzare l’attenzione prima di tutto sulla donna Alda Merini, invece che sulla poetessa: proprio ciò che attirò la mia attenzione quel sabato pomeriggio. Ovviamente, scindere la donna dalla poetessa è un gioco impossibile: noi osserviamo la sua immagine in queste fotografie proprio perché lei ha scritto poesie, un enorme patrimonio poetico. Ma questo patrimonio è fatto – e questo vale per tutti gli artisti – della materia dell’esistenza: nel caso di Merini, parliamo dell’esperienza del manicomio, degli amori e dei dolori familiari, delle figlie distanti e vicine, del dolore e della tristezza che lei riusciva a far germogliare in una gran voglia di vivere. Ecco, tutto questo ci riporta – come in una giravolta – alla proiezione della sua immagine fisica, a quel suo sguardo illuminato e a quel suo rossetto rosso fuoco con la sigaretta in bocca, dettagli che ci raccontano, anche senza parole, le sofferenze e gli slanci di una vita. “Del resto – diceva lei – dico spesso a tutti che quella croce senza giustizia che è stato il mio manicomio non ha fatto che rivelarmi la grande potenza della vita”.

Lorenzo Zambini
Vicesindaco e assessore Cultura, promozione economica e turistica deI Comune di Sesto Fiorentino

Per celebrare i suoi primi cinquant’anni di attività La Soffitta Spazio delle Arti organizza un evento a dir poco straordinario. Abbiamo deciso di proporre al pubblico un personaggio che ha profondamente affascinato, a cavallo di due secoli, persone assai diverse per età, ceto e cultura. La vita, a volte, ci porta a indagare l’altro lato del mondo: quello più buio e cupo. La vita e l’opera di Alda Merini hanno proprio nell’interiorità umana il proprio soggetto da raccontare, in maniera profonda, ma sempre con grande semplicità. Per tutti, compreso me, Alda Merini è stata e rimarrà un mito, come e più di Marilyn Monroe, Marlon Brando o Frida Kahlo, per non dimenticare Artemisia Gentileschi oppure Lucien Freud o Balthus, tutti grandi artisti-poeti del vissuto. Siamo convinti che una mostra su Alda Merini rappresenti il culmine della lunga storia della galleria La Soffitta Spazio delle Arti e siamo fiduciosi che attirerà visitatori da tutta Italia. Un grazie, innanzitutto, va alle figlie di Alda per l’aiuto dato nell’organizzare questo importante evento. La Soffitta Spazio delle Arti vuole ringraziare inoltre Sara Biagiotti, sindaco del Comune di Sesto Fiorentino, e Lorenzo Zambini, vicesindaco e assessore alla Cultura, promozione economica e turistica, per la loro testimonianza. Tutto questo, poi, non sarebbe awenuto senza !’incontro col fotografo personale di Alda Merini, Giuliano Grittini, l’Occhio Indiscreto. Quindi un grazie a lui che, con la curatrice della mostra Silvia Forni, condivide un così bel racconto visivo con tutti noi. Per ultimo, un affettuoso grazie va anche ad Eleonora d’Aquino per le sue parole colme di spiritualità e pathos.

Settembre 2014

Francesco Mariani per La Soffitta Spazio delle Arti

 

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