341 – Paolo Tassi

Da Sonia a Sonia

 

Dall’ 11 al 28 novembre 2001

Orario: Feriali: 21/23; Festivi: 10,30/12,30 – 17/19 (chiuso lun.)

Ho conosciuto Paolo Tassi nel 1975. Magro, alto, i neri capelli mossi, lo sguardo attento e penetrante in un volto schietto, un po’ timido e avido di conoscere, di sapere, di comunicare un mondo che intuivo fatto di segni e sogni, più in bianco e nero che a colori, anche se questi non mancavano e avevano inoltre qualcosa che ci accomunava, venendo da lontano, da molto lontano. Non potevo sapere d’acchito che quel “lontano” mi era vicinissimo: era l’ amore per una terra, l’ America Latina. lo venivo da laggiù, precisamente dal Venezuela, paese nel quale ero cresciuto e dal quale ero rientrato in Italia negli anni ’60. Di quei paesi Paolo conosceva le storie, i miti, le leggende, i colori e i dolori che fin dall ‘ età del liceo lo avevano spinto a dipingere tempere coloratissime che rappresentavano (interpretandole e “reinventandole”) figure di atzechi e incas, di uccelli e serpenti piumati, antesignani delle grafiche che negli anni successivi avrebbe riportato sulle pagine di “COLLETTIVO R”, ricostruendo i Quetzalcòatl e gli Atahualpa o più semplicemente gli indios e le loro lotte, i loro simboli e i loro comandanti. Dal 1978 al 1980 i nostri incontri si infittirono: Paolo parlava poco, in compenso ascoltava tanto e disegnava molto. Da allora ad oggi, lungo i venti sei anni della nostra amicizia non potrei immaginare Paolo senza una matita in mano e davanti 3 un foglio sul quale si avvicendano segni e disegni, parole e poesia riscritta in forme e volumi allegorici, metastorici e metafisici dove la presenza femminile prevale con messaggi che vanno dall ‘ erotico al materno, dalle rotondità di seni e fianchi alla morbidezza di labbra, al tenero di sguardi penetranti e misteriosi, quali sirene incantate dalla luna o che cantano alla luna e alle stelle. Della redazione di “COLLETTIVO R”, faceva parte in quell’epoca, tra gli altri, Silvano Guarducci, finissimo poeta, agguerrito animatore politico e culturale oltre che acuto conoscitore di arti figurative, amico di pittori che avevano caratterizzato il panorama fiorentino dal dopoguerra in poi, protagonisti di primo piano del rinnovo delle arti che avrebbero dato vita al movimento di “Nuova Corrente” e sarebbero stati tra gli animatori del gruppo “La soffitta”, quali Tredici, Manfredi, Midollini, ecc. Sapevo bene del rigore e della severità di giudizio di cui era capace Silvano, e nondimeno non dubitavo che i lavori di Paolo Tassi non lo avrebbero lasciato indifferente: così cominciai a parlargli di lui, a fargli vedere i suoi disegni e le sue tempere. All’inizio fu un semplice mormorio a denti stretti! Buon segno, mi dissi, cio significa che in questi lavori Silvano ha visto una poetica in divenire, una crescita annunciata che porterà Paolo a entrare nel sodalizio, che era, appunto, quanto proponevo, nonostante una certa ritrosia e un lieve imbarazzo dello stesso Paolo, il quale amava ripetere che lui ®non era un poeta¯. Da parte mia rispondevo che il concetto di poesia al quale si ispirava “COLLETTIVO R” andava ben al di là delle normali consuetudini e che noi ritenevamo si potesse fare poesia anche oltre la parola scritta. Nel caso di Paolo, la poesia nasceva dai suoi segni e disegni. Il suo poiein stava lì: nelle forme che riproducevano suoni di parole, insinuavano pensieri, sentimenti, interessavano dialoghi ora concentrici ora centrifughi, spesso ammantati da una certa aria di malinconica tenerezza non disgiunta da un lieve senso ironico e demistificante della realtà stessa alla quale si rifaceva. In altre parole: i suoi testi entravano in simbiosi e dialogavano con i testi poetici e narrativi dei nostri autori, spesso dentro e oltre i testi medesimi. Poi, nel 1980, sul n. 22-23 della rivista uscirono i primi lavori di Paolo Tassi: quattro disegni interni, di cui due a tutta pagina e il disegno in prima di coperta: la prima Sonia del titolo di questa Mostra. Ed era in ottima compagnia, su quel fascicolo: quella di Romano Lucacchini. Paolo aveva vinto la prima scommessa: far poesia con matite e penne a china. L’anno dopo, Paolo entra a far parte della redazione della rivista e il suo primo apporto, come redattore, fu quello di farci conoscere il suo maestro, Sergio Tasselli che figurerà in prima e quarta di coperta del fascicolo n. 26-28. Da allora è stato un susseguirsi intenso di opere e di giorni, diuturne riunioni di redazione, discussioni politiche sul “che fare” e culturali sul “come fare”, di letture di testi poetici e narrativi. Compagna inseparabile di quelle riunioni la matita (il morbido segno delle mezzetinte ) o, in mancanza, la biro, con la quale Paolo disegnava mentre ascoltava, interloquiva, proponeva… E cos nascevano i fascicoli e i Quaderni di “COLLETTIVO R”, si realizzavano interventi culturali e recital poetici nelle Case del Popolo e alle Feste dell ‘Unità (prima), di Rifondazione ( dopo l’ 89), quasi sempre in solidarietà con popoli in lotta per la propria liberazione e autodeterminazione, da quello palestinese ai popoli nicaraguense, salvadoregno, cileno, curdo, ecc., lungo gli anni ’80 e ’90 della nostra tormentata storia. Di questa storia Paolo è stato ed è un protagonista appassionato, amico fedele, immancabile sostegno del nostro comune intendere, sentire, lavorare. Va detto inoltre, e mi sembra importante sottolinearlo, che mai il lavoro grafico-pittorico-poetico di Paolo Tassi è stato quello di un “illustratore” della rivista. Sarebbe in errore chi pensasse che la sua grafica “illustra” i testi che la rivista pubblica. Quelle grafiche sono molto di più e di diverso: possono prendere spunto da, partire da, ma poi vivono di vita propria e, anzi, danno ulteriori chiavi di lettura ai testi con i quali entrano in comunicazione diretta o indiretta. Al punto che, ad esempio, personalmente non potrei concepire “COLLETTIVO R” senza i disegni di Paolo, così come – per sua stessa ammissione – Paolo non potrebbe concepire il suo lavoro senza il referente di “COLLETTIVO R” e della sua politica. E se ciò sia un limite o un pregio penso non debba rappresentare una questione di fondo: la questione di fondo è un’ altra, ed è la scelta di vita e di opere che Paolo Tassi ha fatto da oltre vent’ anni a questa parte. La sua arte è individuale e collettiva insieme, è se stessa e insieme rappresenta il gruppo, la rivista. Credo che difficilmente Paolo avrebbe accettato di esporre le sue opere senza la parallela presenza delle ragioni poetiche che uniscono la sua ricerca e il suo lavoro a quelli dei tanti poeti e scrittori che hanno animato e animano la trentennale testimonianza di “COLLETTIVO R” a Firenze e oltre, al di là dei confini della poesia. Firenze, 28-29 ottobre 2001.

Luca Rosi

 

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