343 – Barone/Lastrucci

In controparte

 

Dal 13 al 30 gennaio 2002

Orario: Feriali: 21/23; Festivi: 10,30/12,30 – 17/19 (chiuso lun.)

Giuseppe Barone

Barone, e questo in lui rappresenta una delle valenze più propositive o stimolanti, sa illuminarsi di nerbo, di forza espressiva ma anche di lontananze, di liturgie ritmate, pervase di incanti, di silenzi attivi. E tutto si tinge, si configura in una cultura che affonda nelle pulsioni d’una terra ove le zolle sono allogate su una coltre di salnistro. Così come certe passioni, certi timbri sembrano assalirti all’improvviso, d’emblé, contagiandoti, trascinandoti in una complicità impelagata di bella, profiqua consorteria spirituale. E vorrei dire di Giuseppe Barone grafico, di lui disegnatore singolare, senza ombra di difficoltà: ho avuto il privilegio – è stato un privilegio d’ averlo con me alla scuola del nudo gestita dall’ Assessorato della Cultura del Comune di Prato: un allievo straordinario.

Rinaldo Frank-Burattin Prato,
1995 ( estratto inedito )

Giovanni Lastrucci

Ci sono, nelle metafore di Giovanni Lastrucci, alternanze di eventi che si intersecano fra il sarcasmo della commedia e l’ ironia pungente di chi finge di non sapere. C’è anche una sacralità dogmatica del verbo che ben s’ intreccia in un percorso di vita prima di soccombere alla morte. Il Cristo, l’ arlecchino, il saltimbanco, sono le figure che primeggiano nella presentazione di Lastrucci. E’ la realtà del cammino del tempo che scivola sui fili dell’ assurdo per poi risalire sulle corde del dolore. Ogni incisione, ogni graffio sono segni di gioia, di fatica e di ripensamenti sofferti, ma l’opera ultimata è sempre un debutto d’amore di un’ artista che scalfisce solchi sulle trame dell’ anima.

Dicembre 2001 Guglielmo Malato

 

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