344 – Pericle Brogi

Pericle Brogi

 

Dal 10 al 27 febbraio 2002

Orario: Feriali: 21/23; Festivi: 10,30/12,30 – 17/19 (chiuso lun.)

Pericle Brogi, pittore …della “nidiata” fiorentina che ebbe per maestri il pittore Giuseppe Lunari (1), l’incisore Francesco Chiappelli, il grande xilografo Pietro Parigi, Pietrino per noi che senza tanti discorsi – ci teneva – nella sua modestia a considerarci alla pari… Enrico Bettarini (2), uno dei più raffinati decoratori moderni e – indirettamente – Ottone Rosai che non apparteneva alla scuola, ma che in molti di noi avevamo eletto a maestro e – con lui – ad amico. In particolare Pericle ebbe anche un altro maestro di antica scuola, uno dei più importanti e significativi artisti della ceramica: il padre, che penetrato nella tradizione ci ha tramandato le più raffinate realizzazioni in quella materia (3).
Quella “nidiata” attraversando il secolo, quasi dall’inizio fino alla fine, va ormai assottigliandosi, Scompigliata o legata dagli eventi, turbata nella continuità del proprio lavoro di formazione da richiami alle armi, dall’ amarezza delle guerre, dalla durezza del risentimento nella vita, “crede” sempre fino in fondo – con caparbietà – ricomincia sempre da capo. Qualcuno porta con se nelle proprie vicissitudini qualche “ferro del mestiere”: c’ è chi torna dalle terre di “occupazione” o dai “lager” con disegni, schizzi, piccoli bozzetti, “Diari” di scarsi mezzi e irriducibile tenacia. Dopo, la ricostruzione consente una attività artistica di interesse individuale ed una applicazione d’ arte di interesse collettivo (alludo al tempo dei concorsi per pitture, sculture, mosaici ecc, banditi per decorare opere pubbliche con la cosiddetta “legge del due per cento”). Così ci troviamo talvolta insieme – noi della nidiata – a partecipare individualmente o in gruppo a questo tipo di concorsi. Non ci sarà mai rivalità fra noi, ma sempre amicizia… Concorrenti che si scambiano pareri e consigli e stima. Sembrava avessimo cercato (e trovato) il pretesto per incontrarci, ricordare, scherzare, stare insieme motivatamente.
Virgilio Carmignani, Sineo Geminiani, Italo Zetti, Renzo Grazzini, Umberto Baldaccini, Fernando Farulli…Cecco Ceccherini, nomi fatti così tanto per ricordare qualcuno degli ASSENTI che fecero parte di quella “nidiata”. E degli altri: quelli che tuttora esercitano, decani del cavalletto e della creta: Brogi, Dilvo Lotti, Bruno Paoli, Enzo Faraoni, Marcello Guasti ecc.. Così Pericle – Brogi – è presente in questa sua mostra con dipinti che testimoniano il suo passato, dalla fine degli anni venti fino ad oggi. In oltre settanta anni di lavoro Brogi passa attraverso l’ applicazione di varie tecniche disegnative o pittoriche che egli usa diversamente a seconda dei soggetti trattati e dei vari momenti: lo presentiamo – non cronologicamente nel suo “Autoritratto al lume di candela” del 1941, (la così detta “guerra lampo” per noi è già vecchia di un anno), qui il volto giovanile è modellato da una luce soffusa – se così si può dire – in una diffusione di ombra. La pittura è quasi monocroma: fa venire in mente “Il sogno di Costantino” di Piero della Francesca nella chiesa di San Francesco di Arezzo. Ho usato l’espressione “non cronologicamente” dato che una delle prime testimonianze della pittura di Brogi è il piccolo bozzetto del 1927 intitolato “La partita”: Brogi era un ragazzo. Nel titolo e nella impostazione si avverte quasi un soffio rosaiano che fa di questa testimonianza un interessante documento. Rosai influenzò molto le nostre generazioni, ma più come “magia” che come pittura. La natura morta con vaso e statua è del 1933 – Brogi è poco più che ventenne – è opera completa ed accurata, così come il “vaso con rose” del 1940 e il quadro “interno dello studio” del 1947 e altri. Brogi non ama il soggetto di clamore cartellonistico come invece certi artisti di quel periodo che affidano la loro pittura alI’ effetto della violenza di colore e dei contrasti, alle figure dai gesti esasperati di ricordo espressionista. Eppure quelle fasi di distruzione e di orrore di questo secolo che sembrano stimolare quelli artisti, Pericle le ha passate sulla propria pelle, e non come spettatore. Rifiuta anche la tematica che lo aiuti a suggestionare l’osservatore e a capirlo. I suoi soggetti sono quasi sempre legati a ricordi di paesi, di cose, nature morte sempre di calme tonalità e raffinati rapporti di colore. Sembra non toccato dagli avvenimenti di questo secolo? Soltanto sembra. I suoi sono ricordi quasi sognati come il paesaggio in Belgio del 1939 dai morbidi colori e dai toni delicati. Questo uso non violento del colore ci fa pensare spesso alla tecnica dell’ affresco e rimane inalterato fino alle opere successive, fino ad oggi vedi “Case di Castiglione della Pescaia” del 1975 … Dalla produzione numerosa da cui ho tratto alcuni esempi traspare una “impermeabilità” alle tendenze esteriori da parte di Brogi e la coerenza con il sussistere di un senso interiore connaturato: di armonia, di concentrazione, di ricerche. Pericle è fedele a se stesso.

Nando Ghelli

(1) Lunardi che aveva rinunziato alla sua pittura quando vinse la cattedra dell.lstituto d’ Arte di Firenze per non influenzare gli allievi.
(2) Sue opere donate alla Galleria d’ Arte Moderna di Firenze.
(3) Anche Pericle non abbandonò mai del tutto questa disciplina (a distanza di tempo ci siamo trovati in gruppo con Renzo Grazzini per vincere il concorso per le opere pubbliche di un grande bassorilievo in ceramica che copre la facciata della Casenna V.V.F.F. di Arezzo

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